Pumice

Quo

2008 (Soft Abuse) | lo-fi, psichedelia, noise

Non è passato che un anno dall'uscita dell'eccezionale “Pebbles” che il prolifico Pumice dà alle stampe un nuovo disco, proseguendo il suo percorso di normalizzazione iniziato tre anni or sono, dopo un “Raft” (Soft Abuse, 2004) che rappresentava l'apice di quel cantautorato sperimentale in grado di incrociare psichedelia, bassa fedeltà e una dose abbondante di noise.
Non si direbbe, ma in solo un anno sono cambiate un sacco di cose e se il disco non vale quanto l'illustre predecessore del 2007, possiamo lodare il folle songwriter neozelandese per il coraggio con cui è passato da un lo-fi noise psichedelico, quasi cosmico, a un disco sicuramente più diretto, che dà sfoggio al lato più rock della sua musica.

Non c'è un secondo da perdere: il disco inizia in sordina con uno strumentale titolato ironicamente “Pumicequo”, che si sviluppa partendo da un blues urbano e stradaiolo, concludendosi con i feedback di due chitarre urlanti. Il primo episodio cantato è “World With Worms Feels Like Eels”, con le sue sgraziate deformità: una fisarmonica, una chitarra acustica e delle voci manipolate da film dell'orrore (come dei Wolf Eyes più calmi); “Fort” è l'altro lato della medaglia, molto meno cantautorale, è un punkabilly fracassone con un ritmo incessante (dei Pussy Galore più alienanti?).

I restanti otto pezzi si dividono tra strumentali come “Sick Way Duvet”, col suo fingerpicking nervoso e metallico (quasi un Nick Drake più cacofonico), e brani cantati. Tra questi ultimi risaltano “Thermos In The Studio”, un folk-rock acustico con accenni di elettronica (rumorosa, naturalmente), “Whole Hoof”, uno sfogo no-wave, e gli umori nevrotici e psichedelici di “Heavy Punter”, che si aggira dalle parti dei rumorismi di Reed, Cale e soci, suonando giusto un po' più blueseggiante.
In chiusura vengono giocate le carte migliori: prima “Battlesby”, con un ritmo quadrato, incalzante e ripetitivo e una chitarra solista sgangherata e rugginosa a inserire delle continue variazioni, poi “Beak Remedy”, con un organo distorto tra il solenne e lo psichedelico.

Un disco di conferma piuttosto che di rivelazione: Pumice ci dimostra che sa suonare rock, così come sa fare il cantautore o il rumorista, a seconda di cosa gli dica la sua imprevedibile testa; in fondo ci vuole del talento a rendere bella una musica così deturpata, formalmente brutta sotto ogni aspetto.

(18/07/2008)

  • Tracklist
  1. Pumicequo
  2. World With Worms Feels Like Eels
  3. Fort
  4. Thermos In The Studio
  5. Pebbles
  6. Whole Hoof
  7. Sick Bay Duvet
  8. Dog Water
  9. Heavy Punter
  10. Battlesby
  11. Beak Remedy
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