Emiliana Torrini

Me And Armini

2008 (Rough Trade) | pop

Armini, chi era costui? Armini l’illusionista, Armini l’artista del circo, Armini il primo violino di un’orchestra dimenticata? O nient’altro che il fantasma sognato da una ragazza islandese?
Emiliana Torrini, natali nella terra dei ghiacci e sangue per metà italiano nelle vene, gli ha dedicato il proprio nuovo disco, eppure nemmeno lei sa dare risposta al misterioso interrogativo: “non ho idea di chi sia Armini, non mi ricordo neanche di avere mai scritto di lui… Penso che Armini fosse perseguitato in vita da una donna che è tornata per prendersi gioco di lui ed ha rubato il mio corpo per dedicargli una serenata. Spero solo che il povero Armini stia bene quando la sentirà, dovunque si trovi…”.
Così, dalla visione evocata in una sorta di stato di trance dal ricordo dell'incontro con un fan troppo invadente, nasce “Me And Armini”, terzo album vero e proprio della trentunenne cantante islandese ed ennesimo cambio di direzione di una carriera in continuo divenire. “Un disco di transizione”, lo definisce lei stessa: se il precedente “Fisherman’s Woman” aveva sorpreso tutti con il suo brusco scarto dall’elettronica dell’esordio ad un rarefatto candore folk, stavolta la cesura è meno netta e sfuma in un’ammiccante dolcezza, che non basta tuttavia ad eliminare l’impressione di una prova non pienamente centrata.

“La differenza tra questo disco e “Fisherman’s Woman” è che mi sento molto più sicura con il mio songwriting”, osserva Emiliana. “So quello che voglio e quello che non voglio, le cose sono un po’ più chiare. Ho ancora molto da provare a me stessa, ma ho deciso di smettere di essere troppo dura. Stavolta mi sono rilassata… Ho preso quello che veniva fuori senza giudicarlo, e questo ha reso il tutto un’esperienza molto più facile e divertente”.
Ecco allora che l’arpeggio dell’iniziale “Fireheads” sembra partire non lontano dai paesaggi del disco precedente, ma ben presto finisce per levitare verso più tenui fragranze pop, che rappresentano l’impronta essenziale del nuovo disco. “Me And Armini” torna così alla solarità ed all’approccio istintivo di “Love In The Time Of Science”, coniugandoli con la personalità maturata in “Fisherman’s Woman”. Ma nella sua ricerca di nuovi spazi, Emiliana sembra perdere in più di un’occasione qualcosa della sua dote di originalità, disperdendosi in una varietà di direzioni senza riuscire a trovare una chiave davvero persuasiva.

Le canzoni di “Me And Armini” provengono da periodi di scrittura diversi, pieni di esperienze contrastanti nel mezzo: non c’è da stupirsi, quindi, dell’alternarsi di atmosfere che le caratterizza. I pigri profumi reggae che ispirano le movenze della title track e di “Heard It All Before” suonano però sin troppo convenzionali, mentre i delicati panneggi acustici di “Birds” sembrano incerti sulla direzione da prendere, dilatandosi in una morbida psichedelia. E se brani come “Bleeder” e “Beggars Prayer” (firmata come già in passato da Eg White) ritrovano quella grazia eterea che sembrava svanita, le velleità audaci di “Dead Duck” non vanno oltre ad una divagazione fine a sé stessa.
Per ammissione della stessa Emiliana, sono le “folli canzoni d’amore” le vere protagoniste del disco, tra il gioco onomatopeico di “Jungle Drum”, con il suo ritmo vivace che si incolla subito alla memoria, e la melodia suadente di “Big Jumps”, con il suo strizzare l’occhio al lato selvaggio della strada di loureediana memoria.
La chitarra dell’amico e mentore Dan Carey, anche in questa occasione al fianco di Emiliana Torrini nella realizzazione del disco, si pone più che mai al centro della scena, con un danzare sinuoso tra i sospiri di “Ha Ha” ed il blues liquido di “Gun”. E proprio in “Gun” si respira più che mai il clima delle jam session nel cottage oxfordiano di Carey: come racconta la cantante islandese, la canzone è nata da un’improvvisazione durante la quale il nastro non si era registrato; i due l’hanno inseguita per tutta la notte senza riuscire più a ricordarla, finché all’improvviso, alle quattro del mattino, è ritornata come dal nulla.

“È sempre come se cominciassi di nuovo”, risponde Emiliana a chi le chiede dei suoi costanti cambiamenti stilistici. “È bello essere liberi. Lasciarsi liberi di esprimere sé stessi come si vuole”. Ma la libertà, come canta in “Big Jumps”, ha la certezza di un innamoramento, è semplice come la strada che porta a casa: “Sometimes I feel so confused / I’m under the illusion that I have to choose / I love you, always know the way / the way back home always is the same”.
La sua strada, Emiliana Torrini sembra essere ancora intenta a cercarla: forse è per questo che non vuole lasciarsi sorprendere ferma troppo a lungo nello stesso luogo. Stavolta, però, la sua fotografia in compagnia di Armini non sembra essere riuscita del tutto a fuoco. Del resto, avrebbe potuto essere diversamente per un’immagine scattata al fianco di un fantasma?

(04/09/2008)

  • Tracklist
1. Fireheads
2. Me And Armini
3. Birds
4. Heard It All Before
5. Ha Ha
6. Big Jumps
7. Jungle Drum
8. Hold Heart
9. Gun
10. Beggars Prayer
11. Dead Duck
12. Bleeder
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