British Sea Power

Man Of Aran

2009 (Rough Trade) | post-rock, colonne sonore

Band irrequieta e sperimentatrice per antonomasia, i British Sea Power da Brighton, dopo aver allineato tre dischi più che buoni, decidono di abbandonare momentaneamente i ferri del loro ormai consolidato e consueto mestiere (quello cioè di un art-rock intellettuale, epico e declamante, imbottito di pathos romanzesco e lirismo ben coltivato) per imbarcarsi in un nuovissimo progetto poetico e spiazzante. A loro è stata infatti affidata la realizzazione di una nuova colonna sonora per il documentario (muto) di Robert J. Flaherty, "Man Of Aran", del 1934 (vinse la "coppa Mussolini" al festival di Venezia dello stesso anno ed è uno dei film-tortura che, nel "Secondo Tragico Fantozzi", gli impiegati erano costretti a vedere dai loro sadici superiori!).
Il film, bellissimo, narra le vicende di una famiglia di pescatori residenti nell'arcipelago irlandese che dà il titolo alla pellicola, ed è un'ode senza tempo alla potenza anarchica di quella natura matrigna cui ancora, nonostante tutto, l'uomo deve saper pagare il giusto pegno, al di là di tutti i suoi sogni di controllo e onnipotenza tecnocratica, pertanto la visione o l'eventuale recupero dell'opera è altamente consigliato, soprattutto in tempi di forte incertezza ecologica come quelli attuali (cd e dvd sono del resto acquistabili, per lo meno nell'edizione inglese, in un cofanetto speciale).

I British Sea Power (per l'occasione in formazione allargata a sei elementi, con l'aggiunta di viola e cornetto), da sempre amanti dell'aria aperta e dei paesaggi rurali, realizzano un lavoro inquadrabile a grandi linee all'interno degli stilemi essenziali del post-rock più etereo e cinematico, in bilico tra Godspeed You! Black Emperor, Mogwai, Dirty Three e soprattutto Sigur Ros, con lunghe partiture strumentali dal fortissimo potere evocativo, caratterizzate da progressioni più o meno stratificate e lunghe parentesi ambientali dall'anima più pensosa e descrittiva.
Su YouTube sono agilmente rintracciabili alcune sequenze del lavoro in cui è possibile cogliere la particolare aderenza del rivestimento sonoro alla poesia sublime delle immagini, quasi sempre dominate dalla presenza vorticosa e senza pace di un mare gravido di simbolismi e sapienza millenaria. Senza l'accompagnamento fondamentale dei fotogrammi, le composizioni mantengono una loro consistenza estetica e una precisa fruibilità, ma l'impatto è lievemente attutito, lasciando alla capacità immaginativa dell'ascoltatore il compito di elaborare possibili scenari visivi (sia ascolti, ad esempio, possibilmente tenendo gli occhi chiusi, la meravigliosa "Boy Vertiginous" o anche la convulsa "Spearing The Sunfish", ai limiti del più dilaniante espressionismo astratto).

Il lavoro si segnala comunque come una delle vette artistiche della compagine britannica, un profondissimo affresco sonoro solcato dal lampo poetico di forze primitive e vitali, un vertiginoso poema ossianico perso nella descrizione inesauribile della bellezza naturale, in bilico tra estasi mistica e crudo terrore. Un passo in avanti davvero significativo, che non sarà certo privo di conseguenze nel prosieguo della carriera dei nostri, già a partire dalla traccia nuova di zecca che il gruppo ho postato sul proprio Myspace, "The Possibility Of An Island", dieci minuti filati di fuggevoli tocchi ambient che sembrano già prefigurare inaspettate direzioni di sviluppo futuro.

(16/07/2009)

  • Tracklist
  1. Man Of Aran
  2. The South Sound
  3. Come Wander With Me
  4. Tiger King
  5. The Currach
  6. Boy Vertiginous
  7. Spearing The Sunfish
  8. Conneely Of The West
  9. The North Sound
  10. Woman Of Aran
  11. It Comes Back Again
  12. No Man Is An Archipelago
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