British Sea Power

Do You Like Rock Music?

2008 (Rough Trade) | pop-rock

Ammettiamolo: abbiamo sviluppato una certa insofferenza per il grandioso. Tra pensiero debole e fine delle utopie, non c'è posto per l'epico, se non in qualche oscuro anfratto neofolk o nelle saghe metallico-vichinghe in cui ci eravamo illusi di averlo ricacciato. Fatto sta però che gli Who di "Who's Next" ci vanno ancora bene, dunque non si capisce perché non debbano aggradarci anche i wannabe arena-rocker di oggi.

Non è poi che i British Sea Power vivano fuori dal mondo: c'è pur sempre una distinta venatura di disillusione nel loro rock enfatico e trascinatore. Qualcosa in fondo è rimasto, del post-punk sgangherato di "The Decline of the British Sea Power", anche se ascoltando "Do You Like Rock Music?" vengono piuttosto in mente il pop corposo e neo-dandy degli Arcade Fire o l'impeto emotivo degli Explosions in the Sky.

Vabbé, s'è capito: i riffoni da stadio, i crescendo marziali e gli unisoni corali erano fuori da ogni previsione. C'è altro?
C'è che, nonostante tutto questo incedere strombazzante, l'album si rivela soltanto a poco a poco. È necessario abituarsi alle schitarrate abbaglianti di "Lights Out for Darkier Skies" per scorgere la solare malinconia della strofa, molto canadian indie. Sulla stessa linea "No Lucifer": potrebbe essere una cover rockettara dei My Latest Novel, altra band britannica che si era votata al credo quebechiano. Guarda caso, parte del disco è stata registrata proprio a Montreal, con la supervisione di Howard Bilerman (Arcade Fire) e Efrim Menuck (Godspeed You Black Emperor!).
Con "Down On The Ground" e "A Trip Out" la band scopre definitivamente le carte, rivelando la sua ambizione di emulare gli ultimi U2: il sound è più ruvido, la virata finale della prima tipicamente post-, ma il piglio di chitarra e voce è quello - non che sia un male.
Menzione d'onore per la radiosa "Open The Door", sospesa in un sogno di glockenspiel che apre a un assolo mordi-e-fuggi a un passo dai Byrds di "My Back Pages".

Queste in sostanza le coordinate di un disco che può sorprendere a patto di lasciargli il suo tempo, ma (sarà che non gliene ho lasciato tantissimo) esaurisce abbastanza presto le trovate ad effetto, rivelando alcuni pezzi deboli (a partite dal singolo "Waving Flags", non era più d'impatto "Atom"?) che gli impediscono di spiccare il volo. Anche se, va ammesso, l'esportazione da stadio delle dinamiche Mogwai/EITS/GYBE! è di per sé un fenomeno interessante: dopotutto, è la morte loro.

(23/02/2008)

  • Tracklist
  1. All in It
  2. Lights Out for Darker Skies
  3. No Lucifer
  4. Waving Flags
  5. Canvey Island
  6. Down on the Ground
  7. A Trip Out
  8. The Great Skua
  9. Atom
  10. No Need to Cry
  11. Open the Door
  12. We Close Our Eyes
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