Fanfarlo

Reservoir

2009 (Rough Trade) | alt-pop-rock

"Il est impossible que nous parlions le langage des autres hommes.
Ils vivent pour vivre, et nous, hélas!, nous vivons pour savoir."

(Charles Baudelaire - "La Fanfarlo”)


"I Fanfarlo hanno quella particolare capacità di creare una musica esaltante, che al tempo stesso è benedetta da una deliziosa malinconia". Firmato David Bowie. Simon rimane immobile a fissare la pagina del "Sunday Times". Poi si guarda intorno, tanto per essere sicuro di non trovarsi nel bel mezzo di un sogno. Possibile che Sua Eccellenza il Duca Bianco stia parlando proprio della sua band?
Facile adesso schermirsi liquidando tutto con una smorfia: "da allora è stata la rovina della nostra vita...". Ma di certo, quando Simon Balthazar (Simon Aurell all'anagrafe) ha deciso di lasciare la Svezia per tentare la fortuna a Londra, sarebbe stato disposto a fare carte false per un così ingombrante endorsement...

Da quel momento, il nome dei Fanfarlo è finito di diritto sotto i riflettori dell'industria britannica delle next big thing: eppure, dopo la trafila di singoli di rito, l'esordio sulla lunga distanza della band londinese ha visto la luce qualche mese fa in forma rigorosamente autoprodotta. Una prova eloquente del desiderio di Balthazar e soci di preservare la propria indiependenza, smarcandosi dal crescente hype che li ha già etichettati come "gli Arcade Fire inglesi". Ora, però, "Reservoir" si accinge a trovare una pubblicazione ufficiale via Canvasback, dopo che la Rough Trade di Geoff Travis (responsabile di una prima edizione limitata) l'ha già presentato come "il miglior album inglese che abbiamo ascoltato da anni"...
Lodi così sperticate da far dubitare della loro effettiva obiettività: ma oltre al fumo, stavolta, c'è anche l'arrosto. I Fanfarlo combinano il senso scandinavo per il pop con una visceralità dall'impronta americana, condendo il tutto con la giusta dose di spocchia albionica: il risultato, complice la mano esperta di Peter Katis alla produzione, è una collezione di inni dalle orchestrazioni barocche e dai sussulti wave, a base di chitarre, fiati, archi, tastiere, fisarmoniche, controcanti, tintinnii sparsi e persino di un non meglio identificato "fanfarlofono"... Non c'è da stupirsi che il nome della band, ispirato al titolo di un racconto di Baudelaire, sia stato scelto più per la sua assonanza con l'idea di "fanfara" che non per le vicende della frivola attrice Fanfarlo narrate dal poeta francese.

Già dalla marcia introduttiva di "I'm A Pilot" si intuisce subito che i Fanfarlo non sono un semplice gruppo-clone. "Volevamo ottenere il suono di un centinaio di persone che suonano la stessa semplice parte di chitarra", spiega Balthazar. "Così abbiamo preso tutte le chitarre che abbiamo trovato in giro nella casa e tutte le persone in grado di suonarle e le abbiamo semplicemente registrate ancora e ancora e ancora. Non suonano proprio come chitarre - suonano più come un incrocio tra una sezione d'archi e delle percussioni". La coralità dei My Latest Novel sfocia così in una solennità luminosa degna degli ultimi Sigur Rós. E il riferimento agli islandesi è tutt'altro che casuale: il legame che li unisce ai Fanfarlo è testimoniato dall'immagine color seppia della copertina di "Reservoir", una foto scattata dalla sorella di Jónsi Birgisson in cui l'enigmatica ragazza mascherata che contribuisce all'aura spettrale della scena si rivela essere nientemeno che l'altra sorella del leader dei Sigur Rós...
Sul ritmo trepidante di "Luna", il timbro sghembo della voce di Balthazar - un po' David Byrne, un po' Jeff Mangum - rinverdisce le estasi pitchforkiane tributate qualche anno fa ai Clap Your Hands Say Yeah. Le pulsazioni plastiche che scandiscono il passo di "Drowning Men" potrebbero appartenere a degli Interpol sorpresi in una giornata di sole, mentre ad introdurre "Fire Escape" sbucano persino delle tastiere giocattolo in perfetto stile Grandaddy. E quando in "Ghosts" entra in scena la tromba di Leon Beckenham, è inevitabile pensare agli Okkervil River di "The Stage Names".

Ma al di là dell’inevitabile puzzle dei rimandi, i Fanfarlo non mancano di personalità. Basta ascoltare i toni epici di brani come "The Walls Are Coming Down", con il suo crescendo intessuto dal pizzicato del violino di Cathy Lucas, o "Harold T. Wilkins, Or How To Wait For A Very Long Time" (il tributo più scoperto alle atmosfere di "Funeral"), dedicata ad uno scrittore e giornalista inglese degli anni Cinquanta celebre per le sue passioni ufologiche. "Folk disco", così amano definire la loro musica i Fanfarlo: una formula in cui gli accenti sostenuti delle percussioni di Amos Memon e del basso di Justin Finch (fondatore del gruppo insieme a Balthazar) lasciano tregua solo nelle melodie sinuose di "Comets" e "If It Is Growing", fino alla ninnananna di commiato di "Good Morning Midnight".
Ancora per pochi giorni, i Fanfarlo offrono la possibilità di scaricare il loro album d'esordio dal sito ufficiale della band al prezzo simbolico di un dollaro (con l'aggiunta di quattro bonus track non esattamente imprescindibili: due brevi scampoli strumentali, una versione acustica di "Drowning Men" e l'inedita "Hands"). L'ultimo guizzo di libertà prima di rientrare nei ranghi del mercato discografico? Nel frattempo, meglio non lasciarsi sfuggire l'occasione. Perché per scrivere un inno non basta giocare con l'enfasi, bisogna saper far vibrare qualcosa, dentro, capace di entrare in risonanza con il cuore di ognuno. I Fanfarlo sembrano avere una dote naturale per raggiungere quelle corde segrete. La loro marcia è appena cominciata: fate largo alla fanfara.

(01/07/2009)

  • Tracklist
  1. I'm A Pilot
  2. Ghosts
  3. Luna
  4. Comets
  5. Fire Escape
  6. The Walls Are Coming Down
  7. Drowning Men
  8. If It Is Growing
  9. Harold T. Wilkins, Or How To Wait For A Very Long Time
  10. Finish Line
  11. Good Morning Midnight
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