Isis

Wavering Radiant

2009 (Ipecac) | metal, progressive

Dopo tre anni gli Isis tornano con il loro quinto Lp in studio, cercando di confermare il loro status di gruppo di punta della musica heavy contemporanea.

Un nuovo album degli Isis nel 2009 deve affrontare tante prove: innanzitutto riprendersi dopo uno scialbo “In the Absence of Truth” del 2006, ma anche scongiurare quella toolizzazione che alcuni fan temevano, sia per  via dell’impostazione e del sound dell’album di tre anni fa sia per la partecipazione di Adam Jones in due tracce di questo nuovo capitolo.
A conti fatti “Wavering Radiant” è un’operazione discretamente riuscita, considerando la fantasia e la gamma di trovate che la band di Boston adotta per rifuggire dai clichés di quel post-metal che ha contribuito a inventare ma che oggi è più che mai ristagnante e avido di novità. Già, perché questo disco sembra da un lato inasprire i toni con un suono violentissimo (anche per i loro standard), dall’altro snellire le eccessive dilatazioni del precedente album, consegnando il loro lavoro più fruibile che, in quanto ad approccio, si schiera dalla parte del progressive piuttosto che del post-rock.

Veri assedi sonori come “Hall Of The Dead”, infatti, sono trainati dall’organo di Meyer tanto quanto da muri di chitarre e sono costellati di oasi ambient, piuttosto che muoversi sui sentieri già battuti dei crescendo emotivi. “Ghost Key” si presenta come uno dei pezzi più belli della loro carriera, una composizione impreziosita di elettronica, da raffinati fraseggi di chitarra e da un’enfasi ritmica finora sconosciuta ai cinque; tutto questo senza mai tralasciare quelle esplosioni heavy che ormai sono un marchio di fabbrica degli Isis e che permeano soprattutto i dieci minuti di “Hand Of The Host”.

Nonostante qualche cambiamento, chi ha amato gli Isis troverà le cose al loro posto, fatta eccezione per la voce di Turner, quasi sempre pulita e limpida, salvo qualche passaggio cantato in growl (sempre più metal e sempre più lontano dallo screaming hardcore dei primi lavori). È qui però che i nodi vengono al pettine: se finora la voce nell’alchimia degli Isis era un elemento quasi secondario, con questo nuovo stile di cantato diventa sempre più rilevante, esponendo i difetti di una voce alquanto carente (inadatta al tono pulito, gratuita in quello urlato).
Questo e pochi altri difetti – la lunghezza, la presenza di alcuni punti morti nei brani più lunghi – indeboliscono un disco altrimenti bellissimo e divinamente suonato e prodotto, soprattutto nelle parti di basso (sempre più fantasioso ed effettato). Ecco infatti che dopo una fiacca e inconcludente “Stone To Wake A Serpent” gli Isis piazzano due dei pezzi migliori della raccolta (“20 Minutes / 40 Years” ci riconduce ai fasti di “Panopticon”!) a riportare la giusta dose di colore e varietà con intrecci di chitarre e continui cambi di scena tra un oceano di distorsioni e piccole parentesi di delicatezza.

“Wavering Radiant” non sarà una pietra miliare né il miglior disco degli Isis, ma è la prova tangibile che loro – a differenza di tanti seguaci - sono in grado di rinnovarsi e di dire cose nuove anche dopo un decennio di carriera. Non è poco.

(19/04/2009)

  • Tracklist
  1. Hall of the Dead
  2. Ghost Key
  3. Hand of the Host
  4. Wavering Radiant
  5. Stone to Wake a Serpent
  6. 20 Minutes / 40 Years
  7. Threshold of Transformation
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