Memory Tapes

Seek Magic

2009 (Something In Construction) | synth-pop, downtempo, hypnagogic pop

Oggi, cercare qualcosa di “magico” è un azzardo. E’ altamente improbabile riuscire a spiazzare la platea, sempre più affetta da download bulimico. Diciamo che le strade intraprese oramai conducono, vicolo più, vicolo meno, ai soliti viadotti principali, che colano hype dappertutto, e che la grondaia è fuori uso. Quindi, cosa potremo mai aspettarci da un fottutissimo nerd americano (guarda un po’) che gioca con il synth come un bimbo alle prese con la sua prima pista radiocomandata? Assolutamente nulla.

Eppure, Dayve Hawk, aka Memory Tapes,è andato ben al di là delle sue possibilità, formulando un suono capace di saccheggiare le cose più semplici dell’immaginario elettro pop, ovviamente anni Ottanta, con una creatività e una visionarietà elettronica al di sopra della norma. Aggiungeteci una concettuale propensione verso l’analisi della memoria infantile rielaborata nella gestione “scenica” di una strumentazione casereccia, e avrete un’idea alquanto sommaria di “Seek Magic”, prima fatica sulla lunga distanza di questo giovanotto del New Jersey, dopo tutta una serie di cassettine e cd-r già oggetto di culto in rete. Siamo dalle parti del downtempo (non abbiate paura) più fantasioso, dell’art-pop più fanciulla e del francesismo elettronico più ricercato. Sia chiaro fin da ora: nulla a che vedere con giacchettine e cravattine da aperitivo, la dimensione ideale non supera la propria, comodissima cameretta. E’ musica che riappacifica lo spirito.

Già, perché il battito candido di “Swimming Field” anestetizza i sensi attraverso una nenia eterea di beatitudini vocali, seguita da un tambureggiare timidamente trionfale. Ulf Nygaard apprezzerebbe di certo. E’ solo il preludio al fremito ameno di “Bycycle”, "rivoltata" nel finale da una danza angelica di coretti illuminanti. “Green Knight” segue la stessa scia, mostrandosi più riflessiva nell’incedere e articolata nella frammentazione dello stesso synth. Hawk scaraventa sul proprio acquerello tutti i colori a sua disposizione, zigzagando alla stregua di un Kieran Hebden sovrastato dal piacere (“Pink Train“), fino a schiacciare il piede sull’acceleratore della cabina virtuale, regalando al pianeta una vera e propria hit dancey ultra solare, condita da un beat circolare, sfumato dalle tastierine accecanti (figlie adottive del synth-pop) ora artificiose in coda, ora proiettate in zona d’ombra.

Se aggiungiamo anche l’hyper ballad “Plain Material” e i giochini lo-fi in climax dreamy di “Run Out”, degni del Keith Kenniff “Helios,”non la smettiamo più, e ci tocca concludere che, dopotutto, qualcosa di “magico” è penetrato ampiamente nei nostri cuori. Dio benedica Dayve Hawk.

(05/11/2009)

  • Tracklist
  1. Swimming Field
  2. Bicycle
  3. Green Knight
  4. Pink Stones
  5. Stop Talking
  6. Graphics
  7. Plain Material
  8. Run Out
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