Redshape

The Dance Paradox

2009 (Delsin) | techno

Redshape è in fiamme, e non lo diciamo solo per la maschera rossa con cui si copre il volto. Sono ormai tre anni che l'uomo si aggira nel mondo della produzione di musica techno con l'aria di quello che non sta al gioco, che non si conforma facilmente, che non ti lascia sul piatto un dj tool come gli altri, a volte ti lascia sul piatto tutto tranne che un dj tool. Redshape che dall'angolare Ep "Telefunk" gioca una partita a sé stante.

Finalmente Delsin (Aardvarck, Newworldaquarium, Quince, Future Beat Alliance) lancia nell'iperspazio "The Dance Paradox" ed è subito paranoia. Redshape ha abituato tutti i suoi ascoltatori a un taglio obliquo delle sue produzioni, un'attitudine che va al di là del servilismo ritmico, ma che punta deciso alla fascinazione e alla costruzione di geometrie alternative. Ci si aggira tra Chain Reaction e Warp con il fare intellettuale e anarchico targato UR, le bassline storte senza mai un vero epilogo dance, i synth modulati in continuazione e la perenne sensazione di essere immersi, letteralmente, dentro a un liquido sonoro che avvolge sulle basse frequenze e che taglia netto sulla spettralità del suono.

Redshape è un produttore angosciante per come cura il proprio operato, ogni suono è gigantesco anche quando è un semplice bleep. Il punto massimo di intelligenza, non solo compositiva ma anche tecnica, è il dub di "Rorschach's Game", che naviga nelle profondità marine dei Drexciya, una marea si capovolge e risuona nel cervello in un half-step trapanato da una melodia che è risacca di altre melodie schiacciate e compresse, finendo con l'abbandono dell'elettronica, per lasciare spazio all'umanità nervosa e scomposta di una vera batteria che drammatizza e chiude a riccio la composizione.

Convulsioni cinematiche si stagliano con algida sfrontatezza (lo stomp irrefrenabile di "Garage GT", colonna sonora cyber-punk in "Man Out Of Time"), mentre gli episodi più sviluppati si dilungano in digressioni dance con i fiocchi (il ritmo plastico di "Bound (Part 1 & 2)", lento intreccio di synth alienati per "Globe"). Il caldo sapore jazzato di alcune percussioni si trasforma in ossessione meccanica ("Dead Space Mix (Edit)"), la testa e la coda dell'album lasciano basiti per la perfezione con cui gli incastri ritmici riescono a rendersi funzionali in un contesto elettronico sostenuto. Sia "Seduce Me" che "Dark & Sticky" sono un'interpretazione elegiaca della struttura techno classica, non rivoltano né rivoluzionano, congiungono uno spirito di composizione scevro da pregiudizi o sterili gabbie stilistiche.

Membro di una scuola di nuovi pionieri intraprendenti, Redshape seziona il corpo techno-logico di questa musica e gli addiziona una componente passionale, carnale, perfino violenta. Un approccio così diretto e viscerale non può che produrre un prodotto solido, mutante, estremamente valido. "The Dance Paradox" travalica le divisioni di genere e si fa opera di musica totale, totalizzante, senza limiti.

(02/11/2009)

  • Tracklist
  1. Seduce Me
  2. Garage GT
  3. Bound (Part 1 & 2)
  4. Man Out Of Time
  5. Globe
  6. Rorschach'sGame
  7. Dead Space Mix (edit)
  8. Dark & Sticky
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