AVI BUFFALO - Avi Buffalo

2010 (Sub pop)
alt-pop

Indolente, spensierata, ingenua, sospinta da sogni e paure adolescenziali allietate o affrante da fragili amori, da inesperte passioni e sentimentali pulsioni, dalla voglia di emergere e riuscire, assurgendo a quella realtà inseguita e spesso sognata che ama farsi chiamare successo o notorietà. Tale è la giovinezza decantata, e, senza malizia né pudori sfoggiata, da questi Avi Buffalo, ragazzini made in California, capitanati da Avigdor Zahner-Isenberg (19 anni), certamente un talento interessante e carismatico, che insieme ai suoi tre amici ha immediatamente attirato le sempre ambite attenzioni della Sub Pop, oltre che le lodi più o meno giustificate ed equilibrate della stampa di mezzo mondo.

Avi Buffalo è un album grazioso e piacevole, le cui dieci tracce paiono dei tenui bozzetti impressionistici a tinte pastello, a cavallo tra le onde della West Coast attraverso un surf-pop che sorride a Wilson e soci, una sottile patina psych molto sixties di matrice Byrds che non guasta mai, e quell'ammirevole gusto per la melodia che si ispira ad altri grandi del passato come Neil Young e i Beatles. Il tutto condito con i tipici ingredienti dell'indie-pop del Duemila, arrangiamenti semplici e talvolta inventivi, sperimentazione occasionale, soffusi e smussati arpeggi chitarristici, e soluzioni melodiche sospese tra sogno e melanconia.

La cifra stilistica espressa da questa giovanissima band è dunque senz'altro stimolante e a tratti frizzante e giocosa. Appare tuttavia lontana dall'essere rivoluzionaria o quantomeno originale come si vuol far credere. Per esser chiari, una maggiore dose di coraggio, personalità e inventiva non avrebbe affatto guastato.

"Truth Sets In", il pezzo d'apertura, è una docile e languida brezza mattutina che sfiora accortamente l'animo, molto similmente al suono degli Xx. Irriverente e sguaiato, d'altro canto, è il sunshine pop di "What's In It For?" con un ritornello tra il magnetico e l'irritante, mentre disimpegnata ed eterea è la sussurrata "Coaxed". Segue l'innocuo e smaliziato romanticismo della beatlesiana "Jessica", con pregevoli e fatate note di piano in accompagnamento, mentre "One Last" è senz'altro il pezzo migliore dell'album, con il suo incedere gaio e malinconico allo stesso tempo, tra purezza indie-pop e gentilezza retrò.

Apprezzabile ma un po' pretenziosa e sonnolenta, se non nel turbinoso e accorato finale, la lunga "Remember The Last Time", un timido tentativo di suite pop. Completano il disco "Summer Cum", "Can't I Know?" e "Where's Your Dirty Mind?", troppo leggerine e stucchevoli per colpire realmente, rafforzando la ragionevole e non vaga sensazione di trovarsi di fronte a un lavoro e di conseguenza a un gruppo, che pur volendosi lodevolmente elevare dalla mediocrità, finisce per apparire ancora troppo acerbo e bisognoso di ulteriori prove che dimostrino voglia e capacità di crescere ulteriormente. Fortunatamente il tempo è dalla loro parte.

10/06/2010

Tracklist

  1. 1. Truth Sets In
  2. 2. What's In It For?
  3. 3. Coaxed
  4. 4. Five Little Sluts
  5. 5. Jessica
  6. 6. Summer Cum
  7. 7. One Last
  8. 8. Can't I Know?
  9. 9. Remember Last Time
  10. 10. Where's Your Dirty Mind?

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