Ingaggiati dalla Thrill Jockey e con un vero studio a disposizione, i
Barn Owl mostrano i primi segnali di una crescita che potrebbe portarli lontano. Jon Porras ed
Evan Caminiti muovono, così, passi ancora più decisi in quella psichedelia desertica e vagamente
droning che ha negli
Earth di “
Hex, Or Printing In The Infernal Method” gli alfieri più recenti e validi.
C’è un approccio più ragionato, e lo si sente fin dai primissimi secondi di “Sundown”, anche se è solo con “Visions In The Dust” che i due riprendono il cammino dentro quei sentieri polverosi già battuti nel precedente “
The Conjurer”. È una musica tristissima, quasi disperata, ma che pure vive di una solennità stimolante, tutta radunata intorno a una “silente” prospettiva cosmica (d’altra parte, la bella immagine di copertina non è che sia stata scelta a caso…).
I due, comunque, non sono soli, perché a dar loro man forte sono accorsi degli amici, tra cui Marielle Jakobsons (Darwinsbitch, Date Palms, Myrmyr), il cui violino impreziosisce di umori mistici “Flathands” e “Awakening”; e The Norman Conquest, che, oltre a produrre il tutto, suona il synth modulare nel lungo sudario dronico dell’ottima
title track, destinata a stemperarsi in un pulviscolo estatico. Ci sono, poi, interludi
old-folk come “Cavern Hymn”, il piano arpeggiato di “Twilight” che veleggia verso lidi Terry Riley, l'esoterica “Incantation” e una “Light From the Mesa” che chiude con una vena di
doom.
Bene così!