Delphic

Acolyte

2010 (Polydor) | pop, elettronica

Sulle scia ancora tiepida del fu nu-rave e con un filo di ritardo veniale rispetto all'esplosione mediatica vera e propria di siffatto fenomeno (eravamo grosso modo nel 2007), giunge all'attesissimo disco di debutto (prodotto da un nome pregiato come Ewan Pearson e già battezzato a dovere da un lusinghiero piazzamento nella top ten albionica) questo giovane quartetto di Stockport. Stando a quanto affermato a piena voce da autorevoli giornali e radio britanniche, ci troviamo di fronte a uno dei migliori esordi di questo 2010 che ha avuto a malapena il tempo di cominciare, il che ci indurrebbe in maniera pressoché automatica a una naturale forma di diffidenza, che però, fatte le opportune verifiche del caso, tende ben presto a lasciare il posto a un più appagante, per quanto moderato, godimento del disco in questione.

Rovistando e riassemblando i materiali sonori stipati uno sull'altro nel proprio i-pod porta-sogni, materiali che più nel dettaglio vanno dai Simian Mobile Disco su su fino ai Digitalism, passando per Cut Copy, Friendly Fires, Klaxons o Late Of The Pier, (solo per rimanere alle cronache più recenti), i Delphic realizzano così, con il loro "Acolyte", un buon sunto, agile, fruibile e in alcuni suoi tratti insospettabilmente raffinato, di quanto il pop elettronico più contiguo al dancefloor sia riuscito a produrre nell'ultimo periodo.

Pezzi come "Halcyon", "Doubt" o "Red Lights" ben mostrano il senso complessivo dello stile della band, giocato su un formalismo digitale traslucido e rilucente, disciolto in fluide atmosfere dalle movenze acquatiche (si seguano i riflessi olografici della bella "Counterpoint") e accarezzato da un tenue romanticismo al silicio di sinapsi intermittenti, da godere in tutto il suo turgore cibernetico (ascoltate la notevole "Submission", quasi una rilettura epica e soverchiante del canzoniere dei Junior Boys).
I batticuore romanzeschi di certo struggente lirismo neworderiano da groppo in gola vanno così a innestarsi in un tessuto perfettamente levigato di beat trasognati (che nella lunga ed eponima "Acolyte" arrivano quasi a lambire i Daft Punk), regalando qualche piacevole scheggia di rapimento elegiaco.

Non ci troviamo al cospetto di un lavoro che sposterà equilibri di gusto o inaugurerà nuove tendenze, ma la dedizione di questo quartetto e la sua già notevole eleganza espressiva lasciano immaginare un avvenire di facili e meritate soddisfazioni. Non ce ne liberemo troppo presto, e sia detto senza malizia.

(13/02/2010)

  • Tracklist
  1. Clarion Call
  2. Doubt
  3. This Momentary
  4. Red Lights
  5. Acolyte
  6. Halcyon
  7. Submission
  8. Counterpoint
  9. Ephemera
  10. Remain
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