Divine Comedy

Bang Goes The Knighthood

2010 (Divine Comedy Records) | pop

Quello che il lettore attende di sapere è se "Bang Goes The Knighthood" sia all'altezza delle precedenti prove di Neil Hannon e soci, ovvero se dopo quattro anni di silenzio discografico i Divine Comedy siano pronti a riprendersi il loro posto nel panorama musicale inglese.
Non si può evitare, però, di sottolineare che nel frattempo Neil Hannon non ha smesso di divertirsi col versante più amabilmente superfluo e pretenzioso del pop: l'esperienza con Thomas Walsh nei Duckworth Lewis Method ha convinto il pubblico che quello che Neil Hannon sa fare meglio di qualsiasi altro musicista pop inglese è scrivere canzoni.
 
Come Stephin Merritt dei Magnetic Fields, Neil conserva un'insana passione per armonie in bilico tra banalità e genio. "Bang Goes The Knighthood" è un album di quadretti di vita sociale grotteschi e sofferti, che si alternano con naturalezza a momenti più intensi che accettano riflessione e disincanto. I personaggi delle canzoni sono tratteggiati con lucidità sorprendente e con un lessico essenziale e pungente; Neil permette ai protagonisti delle sue storie di essere dinamici, pur se inseriti in storie di solitudine ed emarginazione.
La vera novità del nuovo album dei Divine Comedy è che i protagonisti delle sue storie sono ricchi e potenti messi a nudo: osservando con acuto cinismo lo scandalo finanziario e sociale che ha travolto l'Inghilterra, Neil racconta di una generazione di falsi potenti, che non rinuncia all'arroganza, conservando con insana logica ricchezza e privilegi.

In "Bang Goes The Knighthood" Hannon mette insieme finanzieri ("The Complete Banker") e donne costrette a prostituirsi nel dopoguerra italiano ("Neapolitan Girl"), sono uomini e donne che sfiorano la ricchezza e il potere mentre perdono inconsapevolmente la loro dignità. Melodia da Eurofestival, pianoforte saltellante e voce malinconicamente scanzonata per "The Complete Banker", mentre un solare trash-pop con sottili venature disco anima la brillante "Neapolitan Girl"; nulla di nuovo, ma ogni brano è il giusto tappeto sonoro per le sue storie. 
Ed ecco che la futilità di "At The Indie Disco" coincide con la pigrizia del protagonista, la leggerezza solare di "Island Life" profuma di mediterraneo e calypso, evocando con forza immagini da cartolina prive di compiacimento.
 
Dopo le silly songs dei Duckworth Lewis Method, Neil ritorna al pop orchestrale sofisticato e quasi sentimentale che ha caratterizzato la sua produzione migliore: la perfezione armonica di "Have You Ever Been in Love" celebra un matrimonio stilistico tra il jazz leggero americano e il proverbiale self-control inglese, "Down In The Street Below" apre l'album con lirismo passionale mentre il testo dipinge scene di vita sociale, ma il trionfo lirico e poetico dell'opera è "When A Man Cries": accenni barocchi e trame mitteleuropee che omaggiano Brel per raccontar di lacrime: il pianto di un bambino e quello di un uomo incrociano paure ed emozioni, poche parole capaci di evocare una intera vita.
 
La frammentarietà deliziosamente imperfetta ed eterogenea descritta da Matteo Losi per l'album "Victory For The Comic Muse" è di nuovo protagonista, tutto l'album è un viaggio stilistico apparentemente disomogeneo, che parte dalla sontuosa "Bang Goes The Knighthood", passa per la frizzante "Assume The Perpendicular" (ancora una canzone sul cricket), fino a giungere all'inevitabile inflessione beatlesiana di "The Lost Art Of Conversation" (dove viene abilmente demonizzata la tecnologia e il suo potere antisociale), le atmosfere musicali si alternano restando in bilico tra intensità e stravaganza, un dualismo già rappresentato con successo dall'immagine di copertina, ma nonostante ciò l'insieme è un puzzle multicolore che rappresenta l'Inghilterra di oggi.
 
Che non tutto sia perfetto in "Bang Goes The Knighthood" è evidente, ma è anche necessario: l'arte del pop conosce miseria e nobiltà, e Neil Hannon la descrive con un'intensità notevole. I momenti deboli dell'album ("I Like" e "Can You Stand Upon One Leg") sono logica conseguenza di una descrizione sincera e non falsata di una realtà sociale sempre più grottesca.
Resta da segnalare la presenza di ben quattro bonus track e di un cd aggiuntivo nella prima tiratura, che include cover versions di autori francesi registrate durante lo show del 2008 alla Cite de la Musique - il tutto documenta la vitalità dell'autore, impegnato anche nella realizzazione di una colonna sonora  per un musical.
Tra voci campionate ("Ya Sumeera – A Little Something") e geniali rielaborazioni di "Trans Europe Express" dei Kraftwerk ("The Circular Firing Squad – A Tear"), Neil campiona se stesso che campiona David Bowie nell'unica traccia cantata ("Napoleon Complex – A Bit Of News") e arricchisce con queste bonus tracks una prospettiva sonora sempre più ricca e stimolante.

Il nuovo album dei Divine Comedy non raggiunge la perfezione di "Absent Friends" o "Casanova", ma prosegue nel solco dell'amabile schizofrenia di "Fin De Siecle" e "Victory For The Comic Muse" senza temerne il confronto. Bentornato Neil.

(13/06/2010)

  • Tracklist
  1. Down in the Street Below
  2. The Complete Banker
  3. Neapolitan Girl
  4. Bang Goes the Knighthood
  5. At the Indie Disco
  6. Have You Ever Been in Love
  7. Assume the Perpendicular
  8. The Lost Art of Conversation
  9. Island Life
  10. When a Man Cries
  11. Can You Stand Upon One Leg
  12. I Like

Bonus Tracks:

13. Ya Sumeera – A Little Something
14. Beside the Railway Tracks – A Bonus
15. The Circular Firing Squad – A Tear
16. Napoleon Complex – A Bit Of

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