Divine Comedy

Victory For The Comic Muse

2006 (Parlophone) | pop

Questa prima decade del 2000, oltre ad essere un ottimo periodo per la musica pop tutta, è sicuramente da annoverare come l'age d'or di un nordirlandese di nome Neil Hannon.
Quel tipo smilzo e inquieto che si affacciava in giacca e cravatta in Fin De Siècle si è trasformato, dopo la necessaria Regeneration, in questo maturo, romantico, vagamente sarcastico nonché irresistibile dandy moderno.
Una specie di passaggio dal modello Dorian Gray al modello Lord Henry: dallo splendido "Absent Friends", infatti, non si avevano più notizie della one-man band Divine Comedy, ma Hannon, a ben vedere, è stato estremamente prolifico negli ultimi tempi.
Sia le collaborazioni meno note con Yann Tiersen, Ute Lemper e l'amico Joby Talbot, che le nuove produzioni di alto livello di nomi come Jane Birkin e Charlotte Gainsbourg dimostrano come non sia più solo la critica a considerarlo una vera "mano fatata" del pop occidentale (etichetta dall'eco un po' conservatrice che dovrebbe evocare nel lettore nomi quali Burt Bacharach, Scott Walker, Phil Spector, ma anche Joe Jackson e Paddy McAloon).
Un pop dei più classici, insomma, fatto di melodie piene, armoniche e rigorosamente senza tempo e di arrangiamenti preziosi, che Hannon manipola sia al pianoforte sia con l'orchestra.

Questo nono album dei Divine Comedy non fa eccezione.
Ma c'è di più: se "Regeneration" soffriva di iperproduzione (del resto quando c'è di mezzo Goldrich...) e "Absent Friends" poteva non piacere per il pesante approccio sinfonico-operistico-brit-broadway, "Victory For The Comic Muse" è il paradigma "in media stat virtus".
Canzoni costruite su pianoforte e chitarra acustica e arrangiate con un'orchestra di "soli" 15 elementi, e Hannon riesce ancora nel suo incantesimo di sublimazione del modello strofa-ritornello-strofa-ponte-ritornello. Per non parlare poi dei testi, che per Hannon non sono mai stati un particolare di poco conto.

La fantasia di quest'uomo è tanto meravigliosamente borghese quanto estremamente acuta, originale, e il suo senso del bello, da buon dandy, conosce pochi eguali. E così ecco il mito della "prima volta" narrato e musicato con genuina e impaziente sensibilità adolescenziale in "To Die A Virgin"; oppure l'amara storia di un'aristocratica inglese ("A Lady Of A Certain Age"), insieme banale e struggente; o ancora l'originale e melodicamente retro dichiarazione d'amore di "Arthur C. Clarke's Mysterious World"); e da non perdere la conclusiva "Snowball In Negative", leopardiano monologo notturno con una colonna sonora da brividi.
Per fare giustizia alla musica dovrei anche menzionare l'orchestrale impeto di "The Plough" (che sembra un outtake da "Absent Friends"!), il country sgangherato di "Mother Dear", e anche la stupenda cover di "Party Fears Two", meritato tributo ai colleghi Associates.
La conclusione di questo peana è che sarà dura non innamorarsi di questo album: un disco spontaneo eppure preciso in tutti i dettagli; elegante e ricercato, certo, ma nondimeno popolare, adatto ad un pubblico dai 7 ai 70 anni.

La conclusione è che "Victory For The Comic Muse" consacra definitivamente Hannon tra i migliori compositori al mondo e getta noi, i poveri, romantici, inguaribili amanti del pop, in trepida attesa per uno storico album-capolavoro che sembra assai prossimo.

(14/10/2006)

  • Tracklist
  1. To Die A Virgin
  2. Mother Dear
  3. Diva Lady
  4. A Lady of A Certain Age
  5. The Light Of Day
  6. Threesome
  7. Party Fears Two
  8. Arthur C. Clarke's Mysterious World
  9. The Plough
  10. Count Grassi's Passage Over Piedmont
  11. Snowball in Negative
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