Fionn Regan

The Shadow Of An Empire

2010 (Heavenly) | folk-rock

Basta un paio di scarpe e una manciata di buone canzoni per essere un musicista on the road, infatti il mondo è pieno di cantautori ispirati e dotati di buone intenzioni, ma non a tutti è riconosciuta la capacità di infrangere il muro della prevedibilità.
Fionn Regan, dopo aver archiviato un esordio denso e ispirato che citava Nick Drake e i Pentangle senza soffrirne il confronto, lancia la sfida a Bob Dylan sul terreno arduo del folk-rock elettrico.
Musica on the road, appunto, priva dei riferimenti generazionali forti e incisivi che alimentavano il fuoco dell’ispirazione di Bob, eppur capace di convincere anche con un ascolto distratto e fugace.

Fionn scrive delle ottime canzoni e possiede anche una voce affascinante, il suo amore per il folk-rock è credibile e ricco di buone idee; pur rinunciando al fascino notturno della produzione di Simon Raymonde (Cocteau Twins), la sua musica conserva il fascino tenebroso dei migliori songwriter, alcune sparute ed enfatiche note negli arrangiamenti sembrano sovrastare il suo prezioso talento, ma Fionn Regan mantiene un equilibrio armonico che convince.
Destinato a raccogliere consensi ed entusiasmi "The Shadow Of An Empire" è altresì un album che potrebbe deludere alcuni sostenitori della prima ora affascinati dal suo scarno romanticismo.

Fionn Regan è un autore capace di sviscerare il corpo delle composizioni: mentre in "The End Of History" il languore e la malinconia conducevano per mano l’ascoltatore, qui tutto è più diretto, direi quasi di pancia e non di cervello, ma resta la stessa gradevole sensazione di vitalità che caratterizzava l’esordio.
Il raffinato rockabilly di "Protection Racket" fonde il meglio della musica americana da Bob Dylan a Ryan Adams senza ignorare le migliori intuizioni dell'indie-rock, "Coat Hook" definisce con maggior originalità le nuove sonorità di Fionn Regan che evita i cliché del mainstream e sintetizza passato e futuro nella cavalcata rock-blues di "Genocide Matinee", tra citazioni di Bob Dylan ("Subterranean Homesick Blues") e Creedence Clearwater Revival.

La maggior incisività del suono dà la possibilità ai brani più acustici di mostrare tutto il loro splendore, la disarmante bellezza di "Violent Demeanor" si distende su abili note di fingerpicking, suggestive tessiture di piano e una versatilità vocale che vibra dall’indolente al rabbioso.
L'emotività che caratterizza "Little Nancy" è un altro dei momenti da archiviare di "The Shadow Of An Empire", la sua linearità melodica contrasta con la complessa architettura sonora e vocale di "Lord Help My Poor Soul", qui Fionn Regan rinuncia alla semplicità altrove esibita per far posto a mandolini, chitarre, cori sontuosi, testi intensi, con tracce di barocchismi strumentali appena accennati, che rendono il tutto superbo.
 
Completano il panorama il delizioso country-pop alla Prefab Sprout di "Catacombs", il folk-blues delicato di "Lines Written In Winter", la irriverente banalità di "House Detective" e il quasi gospel di "The Shadow Of An Empire", che chiude l'album con classe.
Vibrante, intenso, dinamico e poetico, il nuovo album di Fionn Regan chiarisce ogni dubbio sulle qualità dell'autore. Essenziale e vitale, il folk-rock di "The Shadow Of An Empire" convince e poi seduce a ogni riascolto, l'apparente semplicità nasconde un mondo poetico più complesso e ricco, le canzoni di Fionn non hanno paura di mostrarsi nude e prive di orpelli, la loro forza sfiora i classici e ci regala l'erede di Mike Scott.

P.S. Fionn ha dichiarato che le canzoni sono state ispirate dal battere dei tasti della sua macchina da scrivere, siamo curiosi di sapere cosa produrrà quando comincerà ad apprezzare la tecnologia e i computer.

(04/03/2010)



  • Tracklist
1. Protection Racket
2. Catacombs
3. Coat Hook
4. Genocide Matinee
5. Violent Demeanour
6. Lines Written In Winter
7. House Detective
8. Little Nancy
9. Lord Help My Poor Soul
10. The Shadow of an Empire
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