The Paradise Motel

Australian Ghost Story

2010 (Mushroom) | dream-pop, art-rock

"What we see and what we seem is but a dream, a dream within a dream."

Con queste parole si apriva "Picnic At Hanging Rock", capolavoro di Peter Weir, ambientato nell'abbacinante giovinezza di luoghi ignoti dell'Australia, ancora pervasi di una magia allettante e insieme spietata: con le stesse possiamo introdurre il quinto disco dei Paradise Motel, di Hobart, Tasmania. Va ricordato che anche questi ultimi sono ricomparsi solo di recente: questo è il primo disco dopo la riunione del 2008. Attivi principalmente nella seconda metà degli anni 90, i Nostri sono coevi molto interessanti del pop maturo e raffinato dei Tindersticks ("The Cops"), con una propensione spiccata ad avventurarsi, così come le giovinette di Weir, per gli anfratti di una mistica, tra il macabro e l'innocente, dell'inconoscibile nascosto ma vigile tra le pieghe della realtà.

"Australian Ghost Song" è un concept dedicato alle vicende di Azaria Chamberlain, bambina di otto anni scomparsa il 17 agosto del 1980 durante una gita in campeggio alle pendici di Ayers Rock, il celebre monolite australiano - il suo corpo non fu mai ritrovato. Primo caso televisivo di cronaca nera in Australia, colpì profondamente l'opinione pubblica quando la storia dei genitori - secondo la quale Azaria era stata portata via da un dingo - venne disconosciuta e la madre fu condannata all'ergastolo.

Di un'eleganza noir non "ricercata" - si vedano gli Elysian Fields - ma spontanea, i Paradise Motel impostano la ricostruzione della storia della loro Laura Palmer (citazione non casuale, date un'occhiata alla poetica di segni, del "plausibilmente sconnesso" di uno dei loro video) su una successione di canzoni che attraversano piani dimensionali, arricchendosi di dettagli fino a svilupparsi in mute progressioni strumentali. Chitarre che paiono ripiegarsi su se stesse cedono il campo al vibrante ardore degli archi, rassicurante coro funebre. L'iniziale "The Witnesses", morbida nenia che va acquisendo spazio e risonanza, come un sogno che si fa meno sfocato con l'andar del tempo, è esemplare nel descrivere tutto ciò: un mistero viene svelato solo per scoprirne un altro.

Non finisce qui, perchè "Australian Ghost Song" non è certo un lavoro involuto, né claustrofobico: sa spesso involarsi con l'afflato lirico di una band sì esperta, ma non per questo disposta a barattare la propria spinta artistica con atteggiamenti di maniera. Come nella dolorosa preghiera di "A Bend In The Terror", in cui Merinda Sussex - interprete carismatica, à-la PJ Harvey - impersona la madre mentre affida al vento il proprio augurio alla figlia, dalle fredde mura della propria cella.
Miracolo che si perpetua in "Goodwin And The Jumpsuit", complice un arrangiamento degli archi che non suona mai trattenuto, ma di una veracità folk che dona un che di vivido al divagare sognante della Sussex ("Familiar Stranger").

"Australian Ghost Song" ondeggia in modo spiazzante tra sogno e coscienza, come nella dolente filastrocca della bella "Brown Snake": è un disco che ospita senza dubbio il fascino sornione dell'intelligenza ("My Sister In '94"). Si arriva, pienamente conquistati e soddisfatti, alla conclusione, accesa di fiamme sciamaniche, di "Prelude To A Saga"; la band pare rivolgersi, nella dolce evocazione finale, non solo alla protagonista del disco, Azaria, ma a se stessa:

What I can recall of the outside world -
the taste of the bore,
that I my father dug
in exchange for a god .
Now he's settled in,
and this dreaming must end. 
My world's in here.


(30/08/2010)



  • Tracklist
1. The Witnesses
2. Brown Snake
3. My Sister In '94
4. A Bend In The Terror
5. The Cops
6. Goodwin And The Jumpsuit
7. Familiar Stranger
8. Stations Of The Cross
9. Prelude To A Saga
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