Peter Gordon

Love Of Life Orchestra (ristampa)

2010 (DFA) | no-disco, no-wave

Peter Gordon, sassofonista dell'avanguardia più off e meno ortodossa della scena musicale alternativa newyorkese, è un personaggio da rivalutare assolutamente. Non in realtà che ce ne fosse davvero il bisogno (un musicista con un passato importante come lui non ha certo necessità di essere rispolverato come fosse stato una meteora ad appannaggio per pochi eletti), ma forse in pochi sanno (in particolare gli ascoltatori più giovani) che gran parte delle intuizioni musicali di gruppi "in" come LCD Soundsystem, Rapture, Black Meteoric Star (Gavin Russom) etc., molto hanno preso dalla mitica Love Of Life Orchestra, formata appunto nel 1979 da Peter Gordon con diversi talenti della no-wave di New York, tra cui Arto Lindsay, David Byrne, David Van Tieghem, Arthur Russell, più altri provenienti dagli ambienti dell'avanguardia colta.
Non a caso, questa ristampa è stata curata proprio dal team della DFA (la label di James Murphy degli LCD Soundsystem).

Gordon, nato a New York nel 1951, cresciuto nella sua prima adolescenza in Germania e poi ritrasferitosi nella sua città natale, si mise in luce con il primo album sperimentale del 1978, "Star Jaws", in cui mostrò chiaramente una propensione verso sperimentazioni di chiaro stampo Lovely Music, ovvero del pop e della muzak trattati con una marcata alea post-cageana. Kurt Munkacsi, proveniente dall'ensemble di Philip Glass, rimase favorevolmente impressionato di quel disco d'esordio e si decise immediatamente a produrre il primo Ep della Love Of Life Orchestra (sigla abbreviata in LOLO), che Gordon aveva appena formato.

Nacque così il capitale "Extended Niceties", uscito per la Lust/Unlust nel 1979, contenenti tre superlativi brani, contenuti in questa ristampa. "Beginning Of The Heartbreak/Don't Don't", che occupava tutto il primo lato dell'Ep, contiene in pratica ben sei sezioni, l'una perfettamente legata e incastrata all'altra. Si inizia con una melodia circolare sottolineata costantemente da un sequencer ritmico, prima che entri il suono pastoso del sax tenore di Gordon, che fa da sfondo a un ballabile aperto e arioso. Dopo solo un minuto e mezzo, il brano assume uno stile jazz da cocktail-lounge (nel più puro stile della "lovely-music"), ma di botto cambia completamente registro e il sax incomicia a intonare una furibonda improvvisazione alla Ayler su un tappeto di dissonanze, ma poi tutto si placa, stemperandosi un una danza quasi twist. Verso la fine del brano, le scordature di Arto Lindsay introducono a un celestiale coro femminile, posto in chiusura, nel più tipico minimalismo di Philip Glass (la vocalist Rebecca Armstrong, infatti, proviene da quell'entourage). In molti considerano, non a torto, questo brano il massimo capolavoro della disco-music.
L'altro pezzo, "Extended Niceties" è in un certo senso più lineare e compatto. Trattasi di un funk slavato con meno sussulti armonici, ma altrettanto travolgente e accattivante. Tutti i sette minuti di durata sono costellati da suoni elettronici di ogni tipo (effetti tipo theremin, allucinate dissonanze, etc), che solo nel finale si innescano con uno scatenato boogie-woogie pianistico e uno stile sassofonistico vicino a quello di James Chance dei Contortions, il tutto su un girotondo ritmico a perdifiato. La brevissima "Don't Don't" (Reprise) sembra presa di peso da un Ep dei DNA, tanto è abrasiva e urticante.

Il cd in questione contiene altre sei tracce, provenienti da rari singoli e pezzi apparsi originariamente su delle compilation. La quasi caraibica "Roses On The Disco Floor" è una differente versione dello stesso pezzo poi apparso su "Casino" (Italian Records 1982), ultima fatica discografica della LOLO. Un bel pezzo, con una curiosa performance vocale di Rebecca Armstrong. "Still You" (una stramba cover in downtempo di "Ancora Tu" di Lucio Battisti!) e "Beautiful Dreamer" (introdotta da un tenero carillon e caratterizzata da un mellifluo minimalismo disco-dance, con delle liriche declamate dalla Armstrong che rimandano ai "brani conversazione" di Robert Ashley) sono attribuiti ai Justine & The Victorian Punks, che altro non sono che la LOLO sotto falso nome (può darsi che lo fecero per problemi legati al copyright) e risalgono sempre al 1979 (uscirono per la Colette Is Dead, fantomatica minuscola label).
"Iago's Escape", del 1983, fu scritta per uno spettacolo teatrale di Mario Martone. Si tratta del loro brano più legato alla musica da conservatorio. A una nenia mediorientale, scandita dal violino di Shem Guibbory (un discepolo di Steve Reich, tra l'altro), si aggiungono, mano mano, altri strumenti, come ogni tipo di percussioni (suonate da David Van Tieghem), come addirittura sonagli e nacchere per finire con dei chitarroni acustici. "That Hat" è il loro brano più no-wave, assai vicino a capolavori come "Memory Serves" dei Material e delle sperimentazioni hip-hop furiose di "Rock It" di Herbie Hancock (guarda caso, sempre prodotto da Bill Laswell). Chiude questa bella raccolta la versione remix (ad opera dello staff della DFA) di "Beginning Of The Heartbreak", qui rititolata "Another Heartbreak/Don't Don't Redux".

L'unico appunto è non aver incluso il primo album della LOLO, vale a dire "Geneva" (Lust 1980), ma pare che alla DFA abbiano intenzione di ristampare gran parte dei capolavori di Peter Gordon. Uscì nel 1992 un cd (masterizzato pessimamente) per la New Tone, che conteneva sia "Extended Niceties" che "Geneva", ma è da anni fuori catalogo. Ottimo, invece, il livello di remastering di questa ristampa. Assolutamente scintillante. Da avere senza indugio.

(18/05/2011)

  • Tracklist
  1. Beginning Of The Heartbreak/Don't Don't
  2. Extended Niceties
  3. Don't Don't (Reprise)
  4. Roses On The Disco Floor
  5. Justine & The Victorians Punks: Still You
  6. Justine & The Victorians Punks: Beautiful Dreamer
  7. Iago's Escape
  8. That Hat
  9. Another Heartbreak/Don't Don't Redux
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