La formazione anglo-tedesca dei The Chap si diverte già da qualche tempo a elaborare quello che potremmo in qualche modo definire un interessante e curiosissimo erasmus dance-pop dall'appeal colto e universitario, nutrito di nuova coralità, indietronica intelligente e un certo qual gusto sbilenco per partiture cameristiche sparpagliate tra tentazioni hip-hop e ritmi soul, che non disdegnano all'occorrenza una geometrizzazione lounge degli ambienti e dei volumi. Il tutto sempre pitturato con tocco leggiadro e svolazzante.
Come poster accatastati nella cameretta di uno studente interconnesso alle inesauribili meraviglie tecnoimmaginarie di una città-mondo informatizzata e multimediale, le sagome sfuggenti di Architecture In Helsinki, Fiery Furnaces, Mum, Stars, Why? e I'm From Barcellona si ritrovano in vario modo amalgamate in una dozzina di motivetti tascabili che dilettano ma incidono meno di quanto, almeno in prima battuta e considerate le premesse, sarebbe poi lecito aspettarsi, configurandosi come piccoli esperimenti di reveries combinatorie, all'insegna per lo più di un agile collagismo di suoni e forme stilistiche che diverte e solletica la fantasia, senza mai conquistare però del tutto (tra le intuizioni più felici segnaliamo senz'altro l'elettro-soul crepuscolare di "Gimme Legs", così come le melodie sfuggenti e genialmente arrangiate di "We Work In Bars", possibile tormentone radiofonico, di "Fain Pan" o di "Torpor").
"Well Done Europe" si restituisce così, pezzo dopo pezzo, alle nostre orecchie, come un piccolo prontuario di illusionismo pop smaliziato o come la playlist di un iPod da safari formativo nei meandri della metropoli musicale post-contemporanea. Bella l'idea in sé, un po' meno durevole il risultato effettivo della stessa.