Why?

Alopecia

2008 (Anticon) | hip-hop, alt-pop

Bardo. L'ultima volta lo si era detto di... Beck? Volendo tornare indietro, forse di Patti Smith, di Bob Dylan. Non che il concetto (quello di "bardo della generazione tale") mi piaccia particolarmente, ma c'è chi inizia ad applicare il termine a Why? e potrebbe essere interessante capire in che senso glie lo si attribuisca.

A individuare Why? come interprete esemplare (non certo l'unico, né il più rappresentativo) dello spirito del tempo è il suo essere candidamente post-. Prefisso che non sta per "dopo" e non abbrevia l'inflazionata etichetta "post-rock", ma piuttosto la ingloba sotto la più vasta - e, se possibile, più abusata - qualifica di postmoderno.
Se postmoderno è rianalizzare, rovesciare, mescolare, confondere alto e basso fino a che sia impossibile distinguerli, niente è più postmoderno di quella cultura di massa che del postmodernismo è la premessa implicita.

Il sample, massimo esercizio di ricontestualizzazione, spalancò decenni fa le porte del postmodernismo inconsapevole, che rimase tuttavia un lusso per pochi fino all'avvento dei programmi di sequencing digitale. Cubase come la Bibbia di Lutero: la chiesa post- non aveva più bisogno di sacerdoti e altari - nei panni di dj/produttori e turntable/Fairlight - ognuno poteva tranquillamente interpretare i testi sacri comodamente nella sua cameretta.
La religione citazionista lascia ora le culle della musica da ballo, dell'hip-hop, del pop di alto bordo, e abbandona anche il girello del campionamento per attecchire in ogni genere musicale. Il Beck di "Odelay" si crogiola nel suo eclettismo sampledelico, il trip-hop gioca astutamente sul mito del retrò, i Tortoise di "Ry Cooder" o "Standards" sono ricercati architetti della ricontestualizzazione, i 2Many DJ's chiassosi profeti di un "nuovo verbo" musicale senza frontiere di genere o di livello.
La tappa successiva dopo i primi (lucidi, accorti, mirati, eccitanti) passi è dimenticarsi la logica alla base e camminare con naturale scioltezza nel panorama post- della popular culture avendone assimilato nel Dna la geografia.

Così Why? è postmoderno con la consapevolezza di una macedonia o di un crossover non ufficiale tra "Il Signore degli Anelli" e "Guerre Stellari": nessuna. Postmoderno perché è impossibile evitare di esserlo, postmoderno perché oggi "innovare" significa "decostruire".
Che cos'è il suo "rap cantato" (o "canto rappato"?) se non decostruzione della gerarchia cantato/parlato e creazione di un nuovo stile "al di sopra delle parti"? E perché non analizzare la babele dei suoi arrangiamenti come un tessuto di linguaggi e riferimenti la cui ragion d'essere è data proprio dai simboli che lo costituiscono?

Più byrdsiana dei Byrds stessi, la chitarra di "Fatalist Palmistry" punta a evocarne in toto il mito: la musica non comunica per quello che è, ma per le iconografie a cui ricorre. Poche note, il timbro giusto ed ecco risorto l'intero immaginario hippie. Lo schema era lo stesso, coi coretti Beach Boys di "Rifle Eyes" (cLOUDDEAD, "Ten").
Simboli, in cui più che il significante ha effetto il significato. L'organo e i cori angelici di "The Hollows": cattedrale, ovvero solennità, lugubre presagio. La steel guitar di "The Vowels Pt. 2": "questo è un album indie-pop americano". La linea ripetitiva di "Good Friday" vorrà richiamare i Tortoise? Il tappeto estatico e minimal di "A Sky For Shoeing Horses Under", "Simeon's Dilemma" e "Exegesis" starà per "Steve Reich", per "progressive rock" o per che altro?
Conta poco, nell'era post-, la volontà dell'autore: scomparso nell'istante della creazione, lascia un'arte dalle molte letture, una per ogni riferimento individuato o individuabile.

Più ricco e caleidoscopico del suo predecessore "Elephant Eyelash", "Alopecia" è anche un album meno riuscito. Per non perdersi nella fitta rete delle sue ingenue simbologie, sono necessari pezzi molto forti e accattivanti: non tutti però lo sono. Why? si destreggia con classe sopraffina tra pattern rimici serratissimi ("The Fall Of Mr. Fifths"), pop placido e spensierato alla "Gemini" ("These Few Presidents"), l'incedere marziale di "The Hollows" e la forma composita di "Simeon's Dilemma", ma se è vero che molti brani si rivelano solo col tempo, va comunque detto che alcuni (un'esigua minoranza) ne richiedono un po' troppo e risultano poco coesi.

Ogni centro mancato è però ampiamente compensato, e perdonato a un artista che non cessa di rimescolare le carte del pop, innovare, forgiare nuovi linguaggi. Refrattario a ogni intellettualismo, post- senza volerlo essere, ma semplicemente perché gli viene così. Spontaneità e zeitgeist.

(01/02/2008)

  • Tracklist
  1. The Vowels Pt. 2
  2. Good Friday
  3. These Few Presidents
  4. The Hollows
  5. Song Of The Sad Assassin
  6. Gnashville
  7. Fatalist Palmistry
  8. The Fall Of Mr. Fifths
  9. Brook & Waxing
  10. A Sky For Shoeing Horses Under
  11. Twenty Eight
  12. Simeon's Dilemma
  13. By Torpedo Or Crohn's
  14. Exegesis
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