Azure Blue

Rule Of Thirds

2011 (Hybris / Matinée) | alt-pop, electronic

Nella nutrita e apparentemente inesauribile scena indie-pop nordica, il nome di Tobias Isaksson dovrebbe essere in cima alla lista dei pezzi da novanta insieme a gente come Jens Lekman, Pelle Carlberg o Annika Norlin (aka Hello Saferide). E invece, nonostante l'ormai ampia e multiforme carriera del musicista di Goteborg, di Isaksson si è parlato sempre troppo poco.
Eppure c'era lui dietro all'amabile dolcezza folk dei Laurel Music, e sempre lui nella cabina di regia dei due colorati e irresistibili album degli Irene, votati a un pop pieno di cori, coretti, handclapping, fiati e quelle melodie sfacciatamente orecchiabili che solo nelle mani di Stephin Merritt e di pochi altri non suonano eccessivamente caramellose.

A qualche anno di distanza dalla piacevole sbornia melodica degli Irene, Tobias sembra aver letteralmente tirato il fiato, innanzitutto con un inatteso cambio di etichetta (dalla sicurezza della "scandinavian-all-stars" Labrador alla più dinamica e cool Hybris - che ha pubblicato l'album in Svezia nel 2012, anche se alla fine del 2011 l'album era già uscito per il mercato americano per la Matinée) e poi con la creazione di un progetto - Azure Blue - che ora è interamente solista e non più affidato alla collaborazione di altre voci e altri musicisti.
L'amore di Isaksson per l'oceano non è cosa nuova - era già evidente nelle spiagge californiane celebrate dagli Irene - ma oggi si fa tematica e ragione stessa della sua musica, che nasce da un'ideale immersione nei fondali incantati di "Le grand bleu" (il film di Luc Besson) con la musica di "Pacific Ocean Blue" (il disco di Dennis Wilson) nella mente.
Non ci vuole molto, allora, a capire che il moniker Azure Blue non è solamente un nome scelto perchè suona bene, ma il titolo di una sorta di concept incentrato sull'idea di viaggio oceanico, di onde, orizzonti e distanze.

È in buona sostanza un intimo e accorato sogno d'evasione dalla realtà, che se nelle incarnazioni musicali precedenti di Isaksson diventava quieto crepuscolarismo rurale e poi una sorridente sarabanda sixties oggi si colora di un lirismo essenziale ma serissimo.
Dal punto di vista stilistico, la nuova strada imboccata dallo svedese lascia da parte il "suo" strumento - quella chitarra byrdsiana che caratterizzava quasi ogni sua canzone - e si concentra su un uso equilibratissimo e suggestivo dei synth.
Il paesaggio sonoro non è così lontano da quello degli Irene, ma gli arpeggi si sono oggi trasformati in affascinanti e cristallini carillon elettronici, che si sovrappongono al soggetto marino della fotografia come le linee parallele che - secondo la "regola dei terzi" citata nel titolo dell'album - squadrano l'immagine per aiutare il fotografo a rendere il dinamismo di ciò che vuole ritrarre.

Ed è proprio il dinamismo, quello lento della risacca, quello dondolante delle onde che si accavallano in mare aperto, l'elemento più riuscito nelle canzoni di Azure Blue - fin dall'iniziale "Fingers" e passando per "The Catcher In The Rye", "Long Way Down" e "Two Hearts".
Ciò che dà una marcia in più al tutto resta però l'innata capacità melodica di Isaksson, che riveste di morbida e scintillante immediatezza canzoni come "Seasons" e soprattutto "Little Confusions", vera gemma indie-pop che fa memoria delle diafane geometrie dei New Order rivitalizzandole lungo orizzonti onirici dove mare e cielo sfumano l'uno nell'altro ("But there's no cheating or illusions/ in any word I have to say/ It's just the coming of our fusion/ Let's dream away, dream away...").
Così, se da una parte i suoni ricercano un'armonica liquidità, le liriche si abbandonano ad un'introspezione sentimentale e letteraria che produce uno strano e interessante contrasto con la serena luminosità delle musiche.

In definitiva, il primo album di Azure Blue è oggettivamente la prova della raggiunta maturità stilistica di Tobias Isaksson: nei suoi trentatré minuti di durata possiede una compattezza che i lavori di Laurel Music e Irene non avevano, e ha molto da insegnare, in fatto di songwriting, a tanti altri pur bravi artisti scandinavi "di moda" (dagli emergenti JJ agli sperimentatori Peter Bjorn & John) che mettono insieme indie-pop ed elettronica.

(29/04/2012)

  • Tracklist
  1. Fingers
  2. The Catcher In The Rye
  3. Seasons
  4. Little Confusions
  5. Long Way Down
  6. Dreamy Eyes
  7. The Shore Listen
  8. Two Hearts
  9. Chesil Beach
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