Brown Bird

Salt For Salt

2011 (Supply And Demand) | alt-folk

Lui ha il volto irsuto di un antico pioniere, lei gli occhi acuti di una driade dei boschi. I Brown Bird sono un duo di Providence, nel Rhode Island. Nati come progetto solista del songwriter David Lamb e cresciuti negli anni sino a diventare una vera e propria band, è nella dimensione a due che sembrano finalmente avere trovato la loro essenza: un legame palpitante tra il timbro cupo di Lamb e il controcanto profondo di MorganEve Swain, capace di coniugare il senso di ineluttabilità del gotico americano con il folk dal passo zingaresco dei compagni di etichetta Vandaveer e Dark Dark Dark. "Salt For Salt" è il loro disco più solido: canzoni che si immergono nelle acque scure della tradizione, percorse dall'inquietudine di un'eterna lotta tra gli dèi dell'affanno e quelli dell'amore.

Poche volte come questa, negli ultimi anni, l'Ovest ci è apparso così vivido. L'asprezza del suo inverno ("End Of Days"), che stringe le sue dita ossute intorno all'ultimo focolare, prima della fine dei giorni; un passato desolato, indistinguibile dal presente e dal futuro, in cui la Natura, inospitale e spietata, riprende piano piano il predominio su un pianeta abbandonato da Dio ("Nothing Left"). Un Ovest interiore desertificato e violento ("Blood Of Angels"), raccontato non con il primitivismo fatalista di un Meiburg (Shearwater) o con la rarefazione spettrale di una Tiny Vipers o dei Talons', ma con l'occhio temprato di un'epoca di solitudini totali di fronte all'inesplorato, in cui l'opera umana è un'isola di calore, una presenza impercettibile ma svettante sul paesaggio.

It don't matter if the cold wind blows
I'm gonna wind up working in the thick of it
sunshine through the rain and snow
there's an oily brine bilge water baptism waiting below
da "Bilgewater"

L'acustica di David Lamb si intreccia con il fiddle, il violoncello e il contrabbasso di MorganEve Swain; David aggiunge poi un contributo percussionistico perfettamente amalgamato allo spirito terrigno e itinerante del sound della coppia. Formazione e sound, appunto, simile a quello di gruppi come i Breathe Owl Breathe, rispetto ai quali il contenuto prettamente tradizionale di questo "Salt For Salt" è incomparabilmente più importante (si veda "Cast No Shadow"), con ascendenze che vanno dal pre-war blues (la bella "Fingers To The Bone")al bluegrass.
Rispetto a opere contemporanee dello stesso genere ("Hadestown" di Anais Mitchell su tutte), i Brown Bird hanno il raro merito di evitare la teatralizzazione, per non dire la caricatura, ma anche la troppa aderenza ai canoni tradizionali. Guai a definirli folk: "qualcuno poi potrebbe aspettarsi di sentire Joan Baez", scherzano David e MorganEve. La verità è che il loro è un rapporto viscerale con le radici, poco incline alla semplice devozione al passato.

La luce e le tenebre, il bene e il male. È tutta qui, in fondo, la lotta di ogni giorno. Si può decidere di rifugiarsi nell'oscurità, canta Lamb sull'incalzare di "Blood Of Angels". Si può scegliere di voltare le spalle al sole come a una promessa tradita. Ma non si può fare a meno di sfidare il buio del cielo, in attesa di un fulmine che squarci la notte e separi il colpevole dall'innocente. Non si può fare a meno di cercare la strada di casa, di quel luogo che alla fine del giorno possa dare un senso anche al sacrificio che sembra consumare l'esistenza in "Fingers To The Bone": "Just a little bit if rest before the day that I die". David Lamb porta impresso sulla sua pelle il segno di quel desiderio, tatuato lettera per lettera sulle dita delle sue mani: "Come home".

I lift my voice to the forces above
the Lords of labor and the Goddess of love
ain't i been a good, hard working
faithful servant and son
(da "Fingers To The Bone").

(15/11/2011)

  • Tracklist
  1. Fingers To The Bone
  2. Chairkickers
  3. Bilgewater
  4. End Of Days
  5. Blood Of Angels
  6. Shiloh
  7. Ebb & Flow
  8. Come My Way
  9. Thunder & Lightning
  10. Nothing Left
  11. Cast No Shadow
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