Cold War Kids

Mine Is Yours

2011 (V2) | pop-rock

Era difficile aspettarsi che, per questo loro terzo album, i Cold War Kids avrebbero deciso di rileggere il proprio stile in chiave più pop. Questo perché, se c'era una cosa che mancava nel secondo disco "Loyalty To Loyalty" rispetto al debutto "Robbers And Cowards" erano proprio le canzoni a presa rapida come "We Used To Vacation" e "Hang Me Up To Dry", che avevano imposto la band californiana all'attenzione di un vasto pubblico di appassionati. Quasi a compensare la precedente carenza di brani così immediati (che, intendiamoci, non inficiava certo la qualità del disco), il gruppo capitanato da Nathan Willett ha qui infilato, su 11 canzoni totali, almeno sei potenziali singoli di successo, che, come si suol dire, in un mondo giusto sarebbero già in heavy rotation su tutti i principali network radiotelevisivi. E anche le restanti cinque tracce vedono un arrotondamento degli spigoli e la sparizione di quel forte retrogusto blues che costituiva una parte importante nella struttura dei due lavori precedenti.

Come sempre, comunque, c'è modo e modo di rendere il proprio repertorio maggiormente fruibile e "Mine Is Yours" è un perfetto esempio di come un disco possa risultare di facile ascolto senza mancare di qualità e credibilità artistica. Un'importante caratteristica del disco è il fatto che sia i sei brani più immediati che i cinque meno portati a restare nelle teste degli ascoltatori non sono fatti con lo stampino, ma ognuno ha una propria identità, per quanto riguarda il songwriting oppure l'intensità del suono. Nel primo gruppo di brani citati, la title track si poggia sulla classica alternanza strofa - ritornello, sulla maggior apertura melodica di quest'ultimo rispetto alla strofa e su un suono consistente ma morbido; la successiva "Louder Than Ever" ha lo stesso tipo di sviluppo compositivo, ma il suono è molto più intenso e sporco; "Royal Blue" ha invece un andamento in crescendo, sia come intensità che come immediatezza melodica; "Finally Begin" è sicuramente il brano più facile, pulito e solare e la sua struttura vede la presenza di un importante bridge tra strofa e ritornello; anche "Skip The Charades" ha uno stacco melodico, che però si colloca dopo il ritornello e non prima; infine, "Broken Open" riprende l'idea dei primi due brani di un aumento della facilità melodica nel ritornello rispetto alla strofa e ha un songwriting più articolato, con variazioni anche importanti di melodia tra le diverse strofe.
Il secondo gruppo di canzoni vede una "Out Of The Wilderness" dall'andamento uniforme e dal suono particolarmente robusto, mentre "Sensitive Kid" si sviluppa nello stesso modo, ma ha una veste decisamente più ipnotica; "Bulldozer" è invece praticamente divisa in due diverse parti, ognuna delle quali viaggia in costante crescendo; "Cold Toes On The Cold Floor" si basa su saliscendi che sembrano rappresentare veri e propri sbalzi d'umore e la conclusiva "Flying Upside Down" riprende l'ide del crescendo, ma in modo più deciso.

Naturalmente, l'essere riusciti a inserire un così grande numero di spunti non significa automaticamente che il disco sia ben riuscito. Ai Cold War Kids, però, non è mai mancata la capacità di concretizzare al meglio le proprie idee, e anche qui la missione riesce perfettamente grazie a quattro distinti fattori: la splendida ispirazione compositiva, con melodie davvero brillanti che non perdono in qualità ed efficacia lungo lo svolgersi del disco; la grande vitalità degli arrangiamenti, basati principalmente sulle chitarre, ma che all'occorrenza non disdegnano l'utilizzo di pianoforte e tastiera, trovando sempre un suono estremamente centrato e coinvolgente; la fantasia della sezione ritmica, che non si limita a tenere il tempo in modo piatto e regolare ma è, invece, sempre molto dinamica, senza comunque mai andare fuori dalle righe ma dando sempre un'importante spinta propulsiva alle canzoni; la voce di Willett, più in forma che mai e capace di spaziare, anche all'interno dello stesso brano, tra un buon ventaglio di registri, con ulteriore aumento dell'efficacia complessiva della canzone e della sua capacità di trascinare l'ascoltatore.

In tutto questo ben di Dio, c'è da sperare che i Cold War Kids non prendano confidenza con il pop in modo sbagliato e finiscano per ricalcare il percorso dei Kings Of Leon, che con "Only By The Night" avevano fatto un lavoro mainstream ma di qualità (come del resto è "Mine Is Yours"), ma il cui passo successivo è stato il fallimentare ultimo album. Sarà un problema da affrontare solo se e quando si presenterà, per ora è il caso di godersi questo disco, che in ambito pop-rock si preannuncia già come uno dei più importanti del 2011.

(07/02/2011)



  • Tracklist
  1. Mine Is Yours
  2. Louder Than Ever
  3. Royal Blue
  4. Finally Begin
  5. Out Of The Wilderness
  6. Skip The Charades
  7. Sensitive Kid
  8. Bulldozer
  9. Broken Open
  10. Cold Toes On The Cold Floor
  11. Flying Upside Down
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