Evangelista

In Animal Tongue

2011 (Constellation) | songwriter, post-rock, gothic rock

La ragazza Carla e il suo alter-ego bandistico, Evangelista, ritorna in auge e non smette di stupire. Dopo un "Prince of Truth" di transizione, con alcuni numeri di sicura persuasione, il nuovo "In Animal Tongue" sembra essere giunto a una destinazione espiatoria. Carla Bozulich è diventata un'autrice intransigente, quasi mitomane nel suo recidivo martirio, tanto che, per una buona metà, l'album mette da parte la trascendenza altisonante e suona apertamente - e umilmente - dark-folk; i tempi sono spesso regolari marce funebri.

Non ci sono grandi novità in omelie-prontuari come quelle della title-track, qua è là riecheggiante Nico, o di "Artificial Lamb", sorta di Nick Cave al femminile, con arrangiamenti - al solito - un po' cameristici e un po' elettronici, né in "Bells Ring Fire", che non va molto oltre la raffigurazione di una Patti Smith lamentosa spalleggiata da un ensemble di archi. Il "boogie" gotico con effetti di "Hands of Leather", con i suoi soli due minuti, fa meglio di queste litanie.
"Tunnel To The Stars" inaugura un ritorno ai climi più roventi e alle partiture più paurose del primo "Evangelista", con una citazione di Nico stavolta potente (archi tremuli, harmonium fluttuante). "Die Alone" è un'altra creazione disgiunta, una dichiarazione alla Bob Dylan ma ossificata e orribilmente deformata, attorniata da vocalizzi di strega, percussioni arcane, un glockenspiel dissonante. Dopo un "Enter the Prince" di effetti vocali e droni a mo' di fischio di locomotiva a vapore, "Hatching" chiude come "Francis Massacre" chiudeva "Flowers Of Romance" dei Pil. Una musique concrete informe duetta con feedback lancinante ed effetti sonori, quindi le percussioni trafiggono tutto trasformandolo in balletto infernale (atonale); la voce se ne sta in disparte, intervenendo solo negli ultimi istanti come un deus ex machina mortifero, in maniera sconnessa.

Dopo un avvio lento, la Bozulich del terzo Evangelista sfoggia una seconda parte di prurigine catastrofica, di voragini esistenziali, degna della sua carriera maggiore, come pure della sua fama e della sua recente onnipresenza. Manca forse una tavolozza espressionista (che invece è ben reclamizzata dall'artwork, una riproduzione di "Girl Smoking" del pittore collagista newyorkese Jesse McCloskey, già presente in "Prince Of Truth", cfr.), ma il suo ego che ormai straripa misticismo da tutti i pori lo rende il suo lavoro più solennemente "creato".

(28/10/2011)

  • Tracklist

1.  Artificial Lamb

2.  In Animal Tongue

3.  Black Jesus

4.  Bells Ring Fire

5.  Hands of Leather

6.  Tunnel to the Stars

7.  Die Alone

8.  Enter the Prince

9.  Hatching

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