Joycut

Ghost Trees Where To Disappear

2011 (Pillow Case) | dark-rock-wave

Piaccia o no, “Ghost Trees Where To Disappear” è un album importante per la musica indipendente italiana, un album nel quale il gruppo bolognese ha raccolto gli sforzi di dieci anni di passione mai nascosta per la musica inglese in un prodotto privo di incertezze.
Dai Cure ai Pink Floyd, passando per gli Slowdive e Nick Drake, i semi della loro musica sono germogliati con calma, un attesa che rende il loro quarto album il primo passo verso la maturità.

La cronaca ha raccolto alcuni eventi importanti che riguardano la loro carriera: gruppo di spalla al tour degli Editors, prodotti da Jason Howes (Arctic Monkeys, Block Party) e infine strenui sostenitori di tematiche ambientaliste, i Joycut hanno registrato “Ghost Trees Where To Disappear” nel primo studio realizzato con pannelli fotovoltaici.
Neppur il packaging sfugge alla loro attenzione per l’uomo e l’ambiente: un insieme di materiali riciclati o riciclabili contorna le canzoni registrate nello studio londinese e il fatto che la musica stessa sia frutto di riciclo di altrui intuizioni è quindi quantomeno contestuale.
Non è ovviamente l’originalità il punto centrale della musica dei Joycut, anche se non sarebbe corretto liquidare il tutto in relazione alla palese struttura derivativa del sound, poiché nelle tredici tracce dell’album si annidano buone intuizioni capaci di sostenere l’intero progetto.

Ritmi quasi onirici, voce in bilico tra dolore, rabbia e tristezza, chitarre sferzanti che raramente alzano la voce, un fluido ipnotico tranciato da squarci di luci al neon, questo è, in parole più semplici, il sound dei Joycut, nel quale una leggera trance elettronica compare tra le trame ingentilendo alcuni episodi.
Le influenze sono assorbite in un contesto personale, mentre una predilezione per atmosfere più robuste conferisce un sapore quasi doom-metal alla attraente e briosa “Deus”; il gruppo ottiene una buona coesione tra ritmo e corpo lirico in intense composizioni come “CleanPlanet” e ”TTG”, sfrondando le eventuali perplessità alimentate da alcuni episodi minori come ”GardenGrey” e ” L@M_S”.
 
L’album si ascolta senza troppe pause, anzi le ultime tracce riservano emozioni inaspettate, le pulsioni pop-wave della vivace e catchy “Apple” introducono la epica “Liquid”, una delle canzoni destinate a diventare un classico delle loro esibizioni live; pochi attimi e il tutto si chiude con “W4U”, una ballata che non lascia dubbi sulla maturità raggiunta dal gruppo, la cui costanza e umiltà hanno qui dato i loro frutti.
I Joycut non sono più un gruppo di belle speranze ma una realtà della musica rock italiana, Joy-It.

(10/06/2011)

  • Tracklist
  1. 1oPence
  2. CleanPlanet
  3. GardenGrey
  4. TTG
  5. L@M_H
  6. Deus
  7. GTRC
  8. TheFall
  9. Apple
  10. Liquid
  11. L@M_S
  12. FakeModesty
  13. W4U
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