La liaison artistica tra Ninni Morgia ed Edoardo Marraffa si era già data in una serie di occasione live, nelle quali i due avevamo avuto modo di incrociare il suono scheletrico eppure così personale e febbrile dei propri strumenti.
Febbrile, ecco il termine giusto, perché – caso raro nel mondo dell'impro rock moderno – il suono coniato da Ninni Morgia riesce a essere caldo, intenso, pur nella sua livrea stravolta e, anzi, sventrata. Del resto ne avevamo avuto prova nel lavoro a nome Ninni Morgia Control Unit come nel disco con William Parker, per non parlare del bellissimo "The End Of The Empire" dei Right Moves. E qui? Presto detto, i due riescono a far suonare chitarra e sax come fossero il piagnucolio – tra il rabbioso e il rassegnato – di un condannato a morte che sta per essere mandato al patibolo. E Quindi? Scartavetramenti, momenti di calma se non di silenzio, sfuriate micronotali e, in generale, un umore instabile e incostante, quando non proprio da incubo, come nella bellissima "traccia 7". Altrove ("traccia 4" e "traccia 3") si ha l'impressione di ascoltare qualcosa da dietro un muro, attraverso un bicchiere.
Insomma tutto il repertorio a cui Morgia ci ha abituato, qui ulteriormente arricchito da una patina di calda estemporaneità jazz. Parliamoci chiaro, le forme sono quelle ormai classiche dell'improvvisazione e della destrutturazione, che non saranno avanguardistiche come una volta, ma al solito è il suono e la creatività dei musicisti a fare la differenza. E "One Morning In The South" è un disco di serie A.
31/08/2011