AA.VV. - The Hidden Tapes

2011 (Minimal Wave)
minimal wave
"Minimal Wave Tapes Vol. One" (Stones Throw, 2010) aveva "storicizzato" quel recupero di sonorità vintage elettroniche e di quella fantasmagoria/sotto-mitologia di gruppi che, nell'arco degli anni 80, avevano dato vita a suoni proiettati verso un futuro mai esistito. "The Hidden Tapes" prosegue idealmente da qui. Come le precedenti raccolte del 2006 e 2007 - "Lost Tapes & Found Tapes" (antologie dedicate a precise aree, rispettivamente  Europa e Nord-America) - si tratta di materiale molto vario, che spazia tra versioni inedite, ufficiali e alternative take. Il riferimento geografico è pressoché nullo giacché si viaggia senza limite formale da Giappone, a ex-Jugoslavia, Danimarca etc.
Il materiale scelto da casa Minimal Wave è ancora una volta validissimo e permette una visione caleidoscopica su numerosi progetti che, altrimenti, sarebbero scomparsi in quel fiume di cassette e corrispondezascambio postale che era la musica underground di quel periodo. Ci troviamo così di fronte a brani che spaziano da una forma proto-industriale, al synth-pop più dancey.

L'apertura è dedicata ai danesi SS-Say di Martin Hall che con "Care" (contenuta nel loro singolo "Fusion" del 1985) impongono alto il livello di danzabilità attraverso un ritmo synth-pop ossessivo/ripetitivo ma trascinante, grazie alla grande vocalità plastica di Inge Shannon, personalità che aveva già condiviso il palco con Martin durante lo storico progetto darkwave Pesteg Dred (un interessante incrocio di X Mal Deutschland e Nico).
I successivi Oskarova Fobija, provenienti da Belgrado, segnano uno strano e altalenante punto di incontro tra italo-disco e gusto berlinese, mentre i belgi Danton's Voice di "I Hear The Bells" imprimono un ritmo minimale fratello dei primi Absolute Body Control con una dolce, malinconica vena suicida.

Di ben altro livello sono i Sympathy Nervous, progetto affine alle sonorità kraftwerkiane e di ricerca sperimentale del ricercatore giapponese Yosihumi Niinuma: la loro "Polaroid" è un vocoder strozzato dentro una forma primitiva di techno ante-litteram. Un tipo di composizione che ben si affianca agli esperimenti dada di collage e improvvisazione della coppia Robert Lawrence e Mark Phillips, quasi dei Residents intrappolati dentro un computer ENIAC.
Questi sicuramente sono gli episodi più eterogenei e ricercati di un Lp che si chiude all'insegna di sonorità più melodiche. Vengono sfumati e rielaborati, con cifre di volta in volta più o meno personali, gli stilemi classici della coldwave e del pop sintetico: ci soffermiamo, in questo caso, sulle semplici linee di basso di "You Don't Know My Name" di Kym Amps e sull'armonia strabica ed esotica di Tara Cross & Unovidual in "Microphone Connection".

"The Hidden Tapes" si profila come le precedenti raccolte della Minimal Wave, ovvero un interessante campionario di ciò che è stato perduto e tralasciato a livello di evoluzione musicale della cultura wave degli anni 80. Coerentemente, appare sempre più definito che il recupero di queste sonorità non sia semplicemente a uso e consumo della moda hypnagogica o dell'ennesimo riciclaggio culturale, ma che traspiri anche un desiderio filologico più profondo, volto alla riscoperta e comprensione di una visione artistica complessa e interrotta.
Unico problema di questa raccolta, come delle altre che l'hanno preceduta, è una eterogeneità informe, che permette l'apprezzamento di piccole gemme e cartoline soniche, senza però una programmatica volontà di analisi. Si può quasi ipotizzare un parallelo con la famosa serie flexi-pop: un vaso di pandora in cui erano stati accatastati decine di vecchie registrazioni ormai perdute e singoli celebri senza una identità ben precisa.
Del resto, definire i termini e le fondamenta delle culture wave attraverso un piano di uscite discografiche antologiche resta un'impresa titanica, e per questo, intanto, conviene gustarci questa ottima selezione, ringraziando come al solito la cara Veronika Vasicka, fondatrice di Minimal Wave.

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