Vegetable G

L'Almanacco Terrestre

2011 (Ala Bianca) | pop

Dopo la breve ma proficua escursione nella galassia a suon di filastrocche, l'astronave vegetale atterra nuovamente sul nostro pianeta, eleggendo ancora l'Italia come proprio campo base.
A chi si fosse perso le puntate precedenti, giova ricordare che i Vegetable G, fino allo scorso anno, se la cantavano e se la suonavano rigorosamente in inglese e pure con discreti risultati, ma che prima dell'estate si sono presentati con un Ep che ha marcato un importante mutamento: la scelta della lingua italiana non solo come mezzo ma anche come occasione per limare sonorità e, in fin dei conti, per rendersi più accessibili al pubblico.

Leggete quest'ultima considerazione nella sua accezione positiva: per quanto siano fortunatamente lontani i tempi del manicheismo che vedeva gli "impegnati" da una parte e i "commerciali" dall'altra, gli uni contro gli altri armati (con questi ultimi rimpolpati loro malgrado dalla colonna dei "venduti", ossia i primi macchiatisi della colpa di confezionare parvenze di hit), attribuiremmo la nuova rotta della band pugliese a impellenze comunicative e non certo a motivi di opportunismo. Del resto viviamo una fase in cui nemmeno l'heavy rotation, gli x-factor e gli investimenti annessi possono garantire un adeguato ritorno in termini di successo: questa circostanza potrà essere d'aiuto ai più sospettosi per sgomberare il campo da dubbi.

Qualora non dovessero bastare le riflessioni ex ante, sono proprio i contenuti a venirci in soccorso. Ora va bene, ci piacerebbe sentire "La filastrocca dei nove pianeti" (già sull'Ep) canticchiata in auto da Nanni Moretti nel suo prossimo film, giusto per vedere l'effetto che fa (questo sì che funzionerebbe come veicolo promozionale), però la sola preoccupazione del disco sembra quella di mettere in fila dieci canzoni accessibili, con testi leggeri ma non banali senza neppure l'ansia di nascondere i propri riferimenti, tutt'altro: nessuna sovrastruttura, a meno di non considerare tale l'acume impiegato per raggiungere lo scopo.

Così si arriva in fondo soddisfatti e con la voglia di ricominciare l'ascolto daccapo, facendo passare del tutto in secondo piano il giochino di tana libera tutti che permette di scovare i Bluvertigo già al minuto 1 e 54 della prima canzone (li ritroveremo anche dopo ne "La voce di Pan"), e poi via via Baustelle, Gazzé, Battiato (gradevolmente travisato ne "Il giardino delle sfere") e chi più ne ha più ne metta. Chi se ne importa. Cotanta manipolazione dell'esistente ha un che di wahroliano, e poi nel mezzo c'è parecchio dei Vegetable G. Anzitutto l'idea di questo concept che fa convergere in modo surreale passati lontanissimi e futuri (im)possibili attorno al tema dell'esistenza, così piccola e ininfluente rispetto al tutto, eppure gioiosamente degna di essere vissuta ("ed io, sebbene tutti un dì scompariremo, ho conosciuto te"), ma anche un piglio creativo che conferisce alle canzoni una brillante vita propria: coi tempi che corrono, nemmeno una cosa da poco.

(24/09/2011)



  • Tracklist
  1. L'aritmetica che non capisco
  2. L'almanacco terrestre           
  3. La voce di Pan
  4. Il cielo di Van Gogh
  5. L'uomo di pietra
  6. Il giardino delle sfere            
  7. La filastrocca dei nove pianeti   
  8. L'idea del plancton  
  9. Galaxy express
  10. Le avventure dell'oblò
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