Avete letto bene: il neo-folk non interessa già più a
Sean Ragon. Chiuso nel suo studio di registrazione come uno stregone nella sua torre, Ragon ha ideato e suonato praticamente da solo (a eccezione di batteria e violino) tutto questo "Love Will Prevail", il suo infuocato e rutilante tributo alla dark-wave degli
Echo & The Bunnymen e dei
Joy Division.
Strati di
strumming acustico gonfiati di riverbero, uno stile di canto assai meno bellicoso, ma cavernosamente declamante - delle ambientazioni dello scorso omonimo rimangono solo i temi lirici, sempre improntati a un'incessante e cruenta guerra interiore.
Il risultato di questa commistione tra l'attitudine compositiva di Ragon, la sua esperienza pregressa e la nuova veste scelta per le sue canzoni porta in dote una grande dose di autoironia rispetto al più didascalico precedente, dato che le declamazioni drammatiche delle canzoni di "Love Will Prevail" vengono in qualche modo "edulcorate" da un genere forse ancora più teatrale e scenografico (con tanto di imitazioni Curtis-iane).
Ma c'è una certa dose di fascino in tracce come la sciamanica "The Gateway", che mostra un po' una sintesi di quanto realizzato dall'artista della East Coast nel disco: traccia in classico stile Bunnymen, una sorta di folk anfetaminico, sul quale la voce di Ragon pare ciondolare come un condottiero ubriaco, fino all'armonizzazione post-punk del ritornello e al drammatico finale, questa volta punk.
Sembrano invece dei
Galaxie 500 esilarati, quelli della psichedelica "Prince Of Peace", mentre "Golden Age" saltella e barcolla come impazzita come in un disco dei
Feelies. Stranamente addomesticata pare "Man And Man's Ruin" (addirittura con accompagnamento femminile e di fiati!), ma la voce di Ragon è pronta a impennarsi di nuovo nelle più classicamente Cult Of Youth (e alla
Cave) "Garden Of Delights" e "To Lay With The Wolves".
Un riuscito esperimento di ibridazione e di revivalismo, che mostra una familiarità con la costruzione pop insospettabile per una band - meglio dire, un artista - come i Cult Of Youth ("It Took A Lifetime", il kraut-pop di "A New Way (Version)", la bossanova -!- di "New Old Ways").