Gregory And The Hawk

Come, Now

2012 (Self Released) | alt-pop, alt-folk

È interessante la parabola artistica della newyorchese Meredith Godreau, in arte Gregory And The Hawk. Da piccolo fenomeno locale dei club alt-folk (periodo cui risalgono i primi, seminali Ep e l'album d'esordio "In Your Dreams"), la musicista è passata rapidamente ad incidere per l'importante Fat Cat Records un paio di dischi ("Moenie And Kitchi" nel 2008 e "Leche" nel 2010) che hanno fatto conoscere da una parte e dall'altra dell'oceano il suo bizzarro moniker e che la critica ha recepito in modo alterno.
Rispetto alle prime registrazioni, votate a una coerenza lo-fi e all'autoproduzione artigianale, il secondo e il terzo album miravano decisamente più in alto, rivestendo le fragili canzoni di Meredith con arrangiamenti raffinati e ricercatamente inusuali - tra archi e un'elettricità gentile e sognante - che non nascondevano l'ambizione di porre Gregory And The Hawk nell'olimpo delle cantautrici di primo piano della scena indie come Cat Power, Joanna Newsom, St. Vincent, Laura Veirs e Nina Nastasia. Se ciò non è avvenuto, almeno in termini di notorietà, è difficile capire il perché. Si potrebbe azzardare l'ipotesi che la proposta ibrida di obliquo e ombroso intimismo acustico e di folk-pop più aperto e canonico, imbastita dalla Godreau e dalla sua squadra di musicisti e produttori, non abbia fatto breccia in molti cuori. Ed è un peccato, perché non ci sono episodi, nel curriculum più o meno recente di Meredith, che non possiedano un fascino notevole, quella bellezza segreta che non appare agli sguardi superficiali ma che ha bisogno di essere scoperta a poco a poco.

Fatto sta che, a quasi dieci anni da quando ha cominciato a calcare i palchi, Gregory And The Hawk è tornata idealmente agli esordi, pubblicando un quarto album, "Come, Now", che non porta più le insegne della Fat Cat e sembra limare ogni possibile eccesso dei lavori precedenti in nome di una rinnovata essenzialità, esaltata dalla registrazione interamente casalinga. La voce delicata e spontanea di Meredith e la sua chitarra acustica restano saldamente al centro, così come resta immutata l'atmosfera notturna di sincero e al contempo pacificato diario personale, ma non c'è più alcuna intenzione di stupire con soluzioni raffinatamente pretenziose: giusto qualche morbida e sottile coperta strumentale a riscaldare le liriche autunnali della Godreau e qualche misurata screziatura elettrica, dove l'inquietudine di fondo è ingentilita dalla suggestiva e spesso onirica stratificazione dei cori ("Kiss On The Cliff" è un buon esempio).
Se canzoni come "Cause It's Cold" e "Loser" fanno addirittura pensare a bozzetti volutamente spogliati di ogni possibile abbellimento, è però in episodi come l'incantevole "Miss Miss", in cui le ombre scompaiono e lasciano spazio a una timida e luminosa dolcezza (è a tutti gli effetti una canzone d'amore) che Meredith mostra a pieno il suo talento melodico.

Può darsi che, a chi ha amato soprattutto "Moenie And Kitchi" - lavoro che resta senza dubbio, fino a questo momento, il più completo e ricco di idee di Gregory And The Hawk – questo "Come, Now" possa apparire un disco un po' povero, appeso più che altro alla scia romanticamente baluginante (ed effimera?) di canzoni come "Prismatism", oppure al piacevole ma limitato respiro pop di un pezzo dinamico (l'unico del lotto) come "Sleeping States".
In realtà, chi apprezza da tempo il songwriting intelligente di Meredith Godreau dovrebbe trovarsi a proprio agio anche davanti a questa leggera correzione di rotta, che era già stata in fondo suggerita da "Leche" un paio d'anni fa e che oggi si realizza in un album che mantiene intatto il fascino di cui parlavamo prima.

(25/06/2012)

  • Tracklist
  1. Blind And Unwise
  2. Sleeping States
  3. Cause It's Cold
  4. First Flying V
  5. Kiss On The Cliff
  6. Come, Now
  7. Loser
  8. Miss Miss
  9. Everything For Free
  10. Romance And Stars
  11. Prismatism
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