Jozef Van Wissem & Jim Jarmusch

Concerning The Entrance Into Eternity

2012 (Important Records) | psych-folk, experimental

Il canuto regista indipendente di Akron (Ohio) ha più volte dichiarato di essere da sempre un grande appassionato del turbine new wave che ha investito gli Stati Uniti tra la seconda metà dei 70 e l'inizio degli 80. Questo perché ha vissuto in pieno sia la nascita che l'acme di quel vero e proprio movimento musicale che ancora oggi, esattamente come il Bill Murray di "Broken Flowers", vanta un po' ovunque amanti vecchie e nuove.
Il giovane Jim infatti (chissà se avrà mai avuto i capelli neri...) ha militato come tastierista e vocalist nella band newyorkese Del-Byzanteens, votata giustappunto alla new wave nella sua forma più raffinata, che incise un solo album nel 1982, "Lies To Live By", preceduto da un Ep e un 7".

Ma è raro che Jarmusch si ripeta, nella musica come nel cinema. Molte sue pellicole, è vero, sono imperniate sul tema del viaggio (da quello intriso di misticismo esoterico di "Dead Man" alle "semplici" corse in taxi di "Night On Earth", passando per il meraviglioso e sgangherato pellegrinaggio verso la libertà di "Down By Law"), ma comunque sviscerato e rappresentato in maniera sempre molto personale e diversa, sia nell'ambito della sua stessa filmografia sia rispetto al resto del mastodontico circuito mainstream hollywoodiano.
Un po' tutti i suoi estimatori pensavano che, prima o poi, Jarmusch sarebbe tornato a concentrarsi sulla musica (anche se in realtà non ha mai smesso, vista la cura e il trasporto con cui seleziona le colonne sonore dei suoi film), ma pochi avrebbero scommesso su un progetto come questo: una collaborazione con il liutista olandese - per niente anacronistico - Jozef Van Wissem, conosciuto per la sua attività di "de-costruttore" di spartiti (nel suo primo "Retrograde Renaissance Lute - A Classical Deconstruction", del 2000, le tablature sono letteralmente riscritte al contrario e "ri-montate" attraverso la burroughsiana tecnica del "cut-up", allo scopo di ottenere melodie del tutto nuove) e per aver condiviso esperienze lavorative con menti insane del calibro di Maurizio Bianchi e Keiji Haino.
A dire il vero, le prime avvisaglie di questa inedita cooperazione c'erano già state: i due, infatti, si sono conosciuti a New York e hanno scoperto di essere legati da una profonda passione per l'astrattismo pre-isolazionista del compositore Morton Feldman. Jarmusch ha poi avuto un "cameo" nelle registrazioni dell'ultimo album solista di Van Wissem, "The Joy That Never Ends".

La presentazione di un lavoro come "Concerning The Entrance Into Eternity" non necessita di gravosi sconfinamenti nell'ermeneutica: gli stessi titoli dei brani - interamente strumentali - sono brevi liriche che rivelano un mondo interiore che non conosce tempo.
Lo scarno fingerpicking che apre "Apokatastasis" è fatto di accordi essenziali che vanno reiterandosi, con evoluzioni minimali, per l'intera durata del brano; le atmosfere sono allo stesso tempo bucoliche e lisergiche, come se tutto scaturisse da un incontro tra l'immenso John Fahey e un Fabio Orsi più elettrico. Le distorsioni droniche di Jarmusch creano un contrasto stilistico con il tocco pulito dell'olandese, e questo non fa che allargare gli orizzonti di quei paesaggi che si parano dinanzi fino a renderli smisurati.
Il viaggio prosegue con la title track, episodio più classicheggiante e di gusto quasi totalmente wissemiano. Si torna alla piena interazione tra i due nell'arsura di "Continuation Of The Last Judgement", in cui l'incursione acida di Jarmusch, attraverso le sue dilatate suggestioni psych (e a tratti desert), si fa sempre più determinante.

In "The Sun Of The Natural World Is Pure Fire", i densi bordoni chitarristici del film-maker statunitense assurgono finalmente a protagonisti assoluti: un lento, rovente magma elettrico che fa pensare a un re-writing della colonna sonora di "Dead Man" che nulla avrebbe da invidiare a quella ufficiale, firmata da un allora ispirato Neil Young.
Il pezzo di chiusura è una composizione per liuto che ci restituisce ad atmosfere folk delicate e che ci regala, sul finire, l'unico passaggio vocale dell'intero album: un fugace reading di versi del mistico poeta spagnolo San Juan de la Cruz, interpretato da un Jarmusch in veste di crooner.

Un passo artisticamente importante per entrambi i musicisti, che attraverso questo lavoro a quattro mani riescono a proporre una mescolanza di suoni disadorni - sicuramente non inedita - che gioca sul binomio imperfetto "dolcezza/ruvidità" e che, proprio per questo, non va liquidata con un ascolto approssimativo.

(04/05/2012)



  • Tracklist
  1. Apokatastasis (Restoration)
  2. Concerning The Entrance Into Eternity
  3. Continuation Of The Last Judgement
  4. The Sun Of The Natural World Is Pure Fire
  5. He Is Hanging By His Shiny Arms, His Heart An Open Wound With Love
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