Lavoro tra i più rarefatti e necessari di attenzione di Maurizio Bianchi, "Pharmelodies" fu concepito nel periodo di transizione che vide l'artista ritornare verso la musica dopo "Colori", disco del 1998 che interruppe il silenzio iniziato nel 1984.
Definite come suite "teocratiche", le lunghe composizioni che segnano l'opera mostrano un lavoro ambientale intriso di elementi strumentali melodici, dall'animo classicheggiante, che lasciano il passo talvolta a episodi più cupi e più nervosi (specialmente nel terzo brano) che lambiscono terreni post-industriali e rumoristi.
Le immagini che vengono a comporsi sono tenui paesaggi rarefatti, piccoli mandala astratti che vogliono raccogliere in sé uno stato di sospensione riflessiva, di preghiera. In tale maniera il cromatismo che nasce è una struttura sfocata, nella quale figure geometriche ed emozioni si muovono fra piani paralleli di significato, cercando di comporre una serie di percorsi mentali.
Importante è l'uso del suffisso "pharm" del titolo, quasi a indicare uno scopo curativo di queste composizioni per lo spirito – un'interpretazione che dentifica pienamente l'opera nella sua concezione di strumento liturgico per l'individuo isolato nella propria introspezione.
Rielaborati e riveduti con il supporto di Pharmakustik (Siegmar Fricke), questi movimenti mistici sono un interessantissimo nuovo tassello della sterminata opera dell'artista lombardo.
02/05/2012
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