Jesca Hoop

The House That Jack Built

2012 (Jesca Hoop Curuja) | alternative, songwriter

Il "trucchetto" lo conosciamo sin troppo bene: puntare a un tassello tra i tanti che costituiscono il patrimonio culturale di una nazione e lasciare che assieme ad esso spuntino tutti quei ricordi e quelle sensazioni che viaggiano in parallelo alla rievocazione, non importa se in positivo o in negativo, non è questo ciò che ci interessa. Adesso resta da capire cos'è che la californiana Jesca Hoop ha deciso di far riemergere dalla penombra della memoria e rivestirlo di tutto punto.

Per noi italiani forse (ma non è detto) sarà più difficile individuarlo, sia sufficiente comunque sapere che "This Is The House That Jack Built" è un pezzo di storia della cultura anglosassone, una nursery rhyme antica quanto la stessa Gran Bretagna (dove l'artista si è trasferita da qualche anno) ripresa infinite volte da scrittori, sceneggiatori, naturalmente musicisti, addirittura politici durante le proprie campagne. Una filastrocca che, nel bene e nel male, si è tramandata di generazione in generazione nel corso dei secoli, divertendo i più piccoli e sfidando gli adulti, che hanno saputo riadattarla alla realtà della propria situazione sociale, segno di una trasversalità lirica che non ha alcuna cognizione di limite.

Al di là delle caratteristiche storiche del racconto, è arduo non pensare a come un titolo del genere rifletta il vissuto dell'artista, che da bambinaia per i tre figli di Tom Waits e vocalist di supporto per Sua Maestà Peter Gabriel, ha avuto modo, passo dopo passo, di edificare una carriera di tutto rispetto, coadiuvata in questo dal suo camaleontismo stilistico, nonché da amicizie di assoluto peso (tra cui la succitata con Waits, che l'ha aiutata a muovere i suoi primi passi), che ne hanno cementato una discreta popolarità a livello indipendente, pur relegandola a best-kept secret di una "scena" rigogliosa come quella del cantautorato femminile statunitense.

Poco male, comunque: questo suo terzo album potrebbe finalmente convincere gli scettici a porgere orecchio alla spigliata bontà espressiva delle sue canzoni, che qui hanno saputo rintracciare un modo per aggiornarsi nuovamente.
Come gli ultimi lavori di Sharon Van Etten e Simone White, così l'ultima fatica della Nostra riesce nel fine di conciliare l'anima folk-blues dei timidi (comunque valevoli) esordi con uno spettro sonoro che trova il coraggio di battere i lidi dell'elettronica e della new wave, ampliando a dismisura il vestiario con cui adornare ogni singolo pezzo.

"This Is The House That Jack Built" mette a nudo la maturità raggiunta dall'artista. Il dolore per la perdita del padre è il fulcro narrativo di una messa in scena sonora tanto caotica quanto nitida, il contagio del pop non ha annullato il flusso di immaginazione e le inusuali creazioni armoniche di Jesca. Più frammentato e disinvolto, questo nuovo capitolo discografico offre il fianco a qualche passo falso come "Ode To Bansky", ma raccoglie anni e anni di poesia folk-blues nella superba title track.
Il tour de force imposto da tre produttori mette in risalto un inatteso avvicendamento di stati emotivi, un pop eccentrico come "Hospital (Win Your Love) è uno schiaffo alla banalità, mentre "Peacemaker" allinea i Transglobal Underground, Kate Bush e Tracey Thorn sullo stesso fronte sonoro.
Melodie avvolgenti come un boa ("Born To"), misteriose e diaboliche come un film di David Lynch ("Deeper Destination"), o ambiguamente carezzevoli come "Pack Animal" e "D.N.R." sono più di quanto sia lecito attendersi in un solo album.

"This Is The House That Jack Built" più che di una mancanza di qualità, soffre di un eccesso di spunti creativi, che necessitano più di un ascolto per essere amati. Il fascino ipnotico di brani come "Dig This Record" affiora dopo tempo e la stramba struttura di "When I'm Asleep" rischia di far archiviare il brano come fuori fuoco.
Il fascino di Jesca Hoop resta la sua irrequietezza, una formula lirica e poetica che il suo nuovo album modella con una varietà finora sconosciuta e con la stessa sensualità di sempre.

(31/08/2012)

  • Tracklist
  1. Born To
  2. Pack Animal
  3. Peacemaker 
  4. Hospital (Win Your Love) 
  5. The House That Jack Built 
  6. Ode To Banksy 
  7. Dig This Record 
  8. D.N.R. 
  9. Deeper Devastation 
  10. When I'm Asleep
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