Killer Mike

R.A.P. Music

2012 (Williams Street) | street rap, alt hip-hop

Potrebbe essere, questo, il disco della definitiva consacrazione fra i migliori rapper della sua generazione per il talentuosissimo Killer Mike, protagonista di una carriera altalenante, partita col botto in orbita Outkast grazie al successo dell'ottimo "Monster" (2003) e poi proseguita in chiaroscuro nelle successive tappe un percorso accidentato ma a suo modo coerente e peculiare. Lo si capisce già dal titolo, vergato come acronimo a lettere puntate, che questo album segnerà un ritorno alle origini. Un ritorno alla musica rap così com'era concepita venti, trent'anni fa. Parole forti, non addomesticate, su tracce crude e battenti. Un approccio di scuola tipicamente east-coast ma rivisto alla luce della dimensione intellettuale e alternativa che ha plasmato l'hip-hop nel primo decennio degli anni Duemila.
Non per nulla la direzione artistica, dopo i tanti - forse troppi - nomi celebri a cui si era contemporaneamente affidato in passato, è opera di un produttore unico. E mica di uno qualsiasi: l'onnipresente (e onnipotente, verrebbe quasi da dire, per quello che ci sta facendo ascoltare quest'anno) El-P. L'uomo ideale per procedere con piglio freddo, quasi chirurgico, a una revisione metafisica (in senso artistico) della old-school newyorchese degli anni 80 e 90 e alla sua proiezione in un immaginario tecnologico, paranoide, retrofuturistico. Anche la matrice politica e di critica sociale, da sempre presente nelle liriche di Killer Mike, sembra rileggere il presente alla luce di "quel" periodo di storia americana e della sua nefasta, a suo dire, eredità. Non è un caso, forse, che proprio quegli anni di speculazione economica e d'inaridimento culturale, di ghetti neri impoveriti e presidiati con piglio militare, anni di forte reazione e resistenza anti-reaganiana, abbiano contribuito in maniera determinante a rendere il rap "conscious".

Lo si evince da uno dei brani più forti presenti in scaletta, significativamente intitolato al quarantesimo presidente degli Stati Uniti: in mezzo a brevi stralci di discorsi ufficiali, aizzato da un beat di piano metallico e da synth-dark e opprimenti, Killer Mike si scaglia non tanto contro una figura autoritaria e controversa ("They declared the war on drugs like a war on terror/ But it really did was let the police terrorize whoever/ But mostly black boys, but they would call us "niggers"/And lay us on our belly, while they fingers on they triggers"), quanto contro un modello di politico-attore schiavo dei poteri forti e dell'industria bellica che avrebbe poi conosciuto imitatori in entrambi gli schieramenti ("Just like the Bushes, Clinton and Obama/ Just another talking head telling lies on teleprompters/ If you don't believe the theory, then argue with this logic/ Why did Reagan and Obama both go after Gheddafi"), gettando sul futuro prossimo presagi quasi apocalittici ("Ronald, 6, Wilson, 6, Reagan, 6: 666"). Sulla stessa linea stilistica e temporale s'insedia anche la feroce "Don't Die", dove l'intonazione di Killer Mike cita in maniera esplicita quella tonante di Ice Cube e l'incedere del brano ricorda quello di un inno gangsta come "Fuck Tha Police", inscrivendo il tutto nella sceneggiatura sonica, tenebrosa e fantascientifica, di El-P (suoni angoscianti come di sirene antiaeree, voci filtrate e incomprensibili di intelligenze artificiali).

Una potenza di fuoco non dissimile da quella sprigionata da un singolo saturo e bombastico, con pattern sul filo del rasoio e gemiti "porno-gotici" degni quasi di Rob Zombie, come "Big Beast" e dalla martellante ed astiosa "Butane (Champion's Anthem)" (con El-P anche al microfono nell'ultima strofa). Pur compatto, angolare, tirato, "R.A.P. Music" non si esaurisce in un'unica direzione ma si espande in un buon ventaglio di soluzioni: il break-beat sghembo e ballabile di "Go!", corredato di scratch vintage ed effetti sonori da videogame preistorico, la old-school grondante di funky acido e wah liquescenti di "Jojo's Chillin'" che rimanda a lontani echi di EPMD e Gang Starr, il rhymin' a raffica, i loop di chitarre distorte e l'organo funereo nel ritornello di "Southern Fried". E poi un trittico di rara maestria: "Ghetto Gospel" con l'apertura soulful dell'inciso strinata dai synth gelidi e taglienti e da scampoli di archi noir in sottofondo, la sincopata e compressa "Willie Burke Sherwood" che si nebulizza in un ritornello elegante e melanconico e la splendida "Anywhere But Here", sorta di dark-funk che Killer Mike interpreta con una cadenza sorniona ma cinica, spietata che ricorda quella di Snoop Dogg, lasciando poi spazio al cantato femminile dolente di Emily Panic.

Potente, diretto e al contempo raffinato, con "R.A.P. Music" l'inedita coppia Killer Mike-El-P ha realizzato quello che è di gran lunga uno dei migliori dischi hip-hop "d'autore" del 2012.

(13/06/2012)

  • Tracklist
  1. Big Beast
  2. Untitled
  3. Go!
  4. Southern Fried
  5. Jojo's Chillin'
  6. Reagan
  7. Don't Die
  8. Ghetto Gospel
  9. Butane (Champion's Anthem)
  10. Anywhere But Here
  11. Willie Burke Sherwood
  12. R.A.P. Music
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