Lee Ranaldo

Between The Times And The Tides

2012 (Matador/ Self) | alt-rock

Chissà se esiste qualche agenzia di scommesse che rende disponibili quote per il possibile scioglimento, o meno, dei Sonic Youth; certo è che la band non si è fatta mancare nulla. Sperimentazioni sulle chitarre che ancora fanno scuola, melodie originali che sono anch'esse fonte di ispirazione per moltissimi gruppi, un percorso indie che veniva dalla downtown newyorkese più torbida a cavallo tra i 70 e 80 per arrivare, nei 90, alle rotazioni su Mtv e contratto major in tasca.
E ora ultimamente anche i gossip e i giornali scandalistici. La separazione dell'apparente coppia inossidabile Thurston Moore-Kim Gordon ha lasciato spiazzati, confermando la teoria che l'amore non è eterno, ma lasciando soprattutto il punto interrogativo sul futuro della band statunitense.
Intanto, nel 2011 Moore ha realizzato un apprezzato disco quale "Demolished Thoughts", dall'umore prettamente acustico e intimista, lontano dai fraseggi e rumorismi elettrici.

Ora è la volta dell'altra "sonica" chitarra del gruppo, quel Lee Ranaldo la cui fantasia deviata è stata sempre l'elemento prezioso, se non fondamentale, per il successo del quartetto sia in ambiti più underground e oltranzisti che quelli maggiormente mainstream.
Si dica subito. Questo è un disco onesto, molto "traditional", nulla più. Infatti, l'artista ha dichiarato che le canzoni sono nate inizialmente dopo il suo invito per un inusuale set acustico in Francia nel 2010 al Midi Fest. I brani hanno preso forma, sono stati limati e poi sono stati elettrificati insieme a soci e amici quali Jim O'Rourke, Alan Licht, Steve Shelley, Irwin Menken, Nels Cline e John Medeski.

Quello che traspare da "Between The Times And Tides" è semplicemente il piacere di suonare piuttosto che cercare strade spiazzanti o forzatamente impervie. Semmai emergono chiaramente alcuni amori, o influenze inconsce, per eroi degli ultimi quarant'anni del rock, talvolta fuse insieme.
Tutto ciò si evidenzia subito nella prima traccia "Waiting On A Dream", dove il riff portante cita apertamente quello storico di "Paint It, Black!" dei Rolling Stones, mentre la linea vocale somiglia palesemente a "Darkness Before Dawn" (da "Night Time" del 1985) dei Killing Joke di Jaz Coleman.
Si noti bene che si è parlato di linea vocale, mentre il timbro generale dell'ugola e dell'intonazione è molto affine a Michael Stipe dei Rem, veramente spesso vicino alla citazione-tributo.

Non poche volte avviene di confondere, quando si ascolta sovrappensiero il cd, che il disco appartenga alla band di Athens, pescata con alcuni inediti del periodo 80 e magari idealmente remixata proprio dai Sonic Youth. Composizioni come "Off The Wall", "Xtina As I Knew Her" e "Angles" si orientano su queste traiettorie anche a livello di arrangiamenti, scritture che addirittura vanno a incappare anche nel Bob Mould da ballata elettro-acustuca del periodo Sugar ("Fire Island").

In definitiva, questo lavoro non è di quelli fondamentali e da avere a tutti i costi, ma il suo ascolto è da intendersi come un incontro con un caro amico per trascorrere insieme momenti di divertimento e relax senza perdersi in profonde elucubrazioni sui massimi sistemi della vita che fanno fumare la testa.

(26/03/2012)

  • Tracklist
  1. Waiting On A Dream
  2. Off The Wall
  3. Xtina As I Knew Her
  4. Angles
  5. Hammer Blows
  6. Fire Island (Phases)
  7. Lost (Plane T Nice)
  8. Shouts
  9. Stranded
  10. Tomorrow Never Comes
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