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2012 (Innovative Leisure) | glitch-hop

È il classico disco, questo, strutturato per ripetere “il botto” (mi si passi lo slang suburbano) del suo illustre predecessore. Tre anni fa, infatti, “The Drift” (Alpha Pulp Records), debutto dell'allora ventiquattrenne producer e dee jay losangelino, aveva strappato ampi consensi praticamente ovunque, raggiungendo le vette delle Top List di fine anno su magazine e webzine di mezzo mondo.
Così, nel 2010, Jason Chung - questo il suo vero nome - ha pensato bene di giocare subito la carta del remix-album (sempre su Alpha Pulp Records), dell'Ep e del singolo riempitivo (questo su IAmSound Records). Prima della fine dell'anno 2012, però, ecco arrivare la copia promozionale del nuovo album in studio a nome Nosaj Thing, titolo: “Home”.

Tra prime cose che notiamo ce ne sono tre decisamente ingombranti. La prima, la produzione affidata a Jamie Strong, nome che di certo non sarà sconosciuto a quanti di voi bazzicano l'ambiente glitch-hop. La seconda, le ospitate speciali di Kazu Makino dei Blonde Redhead (su “Eclipse”, scelta anche come singolo di promozione) e di Toro Y Moi (su “Try”, anticipata addirittura da un "preludio") a simboleggiare neanche troppo velatamente le alte mire di questo secondo capitolo.
A completare il tutto, "Home" viene descritto dalla Innovative Leisure Records come “for fans of Bjork, Stereolab and DJ Shadow”. Quindi arriviamo al terzo punto, il cambio di etichetta a favore della succursale della Stones Throw Records, label specializzata in hip-hop che ha dato asilo a gente del calibro di J Dilla. La recensione, ad avere un minimo di intuito, potrebbe finire qui.

Ma andiamo oltre. Il suono, neanche a dirlo, è quello di sempre. Parte da un'idea di musica elettronica cupa e su di questa Jason gioca da maestro con la dubstep che fu di Burial, con le aperture quasi ambient, per non dire new age, con il trip-hop e con tutti quegli altri sottogeneri che vi han tenuto compagnia durante le vostre ultime delusioni dal 1991 in avanti. Drumming pulsante, sospensioni sognanti, minimalismi sintetici che danno assuefazione. Il mood generale è ricreato alla grande per piacere sia ai contemporanei quanto ai nostalgici, e nuove bombe come “Safe”, “Distance” o la traccia che dà il titolo all'intero album sono messe lì a dimostrarlo.
Peccato solo che, alla fine della fiera, uno si possa anche fermare a pensare quanto, neanche tanto subliminalmente, si senta quel tot di precisione forzata, di totale assenza di sbavature, di pressoché globale assuefazione a una produzione che mira più a un nuovo disco dell'anno che al puro slancio artistico. La classe rimane e non è di certo acqua, ma i primi della classe sono sempre stati antipatici, si sa.

(26/12/2012)

  • Tracklist
  1. Home
  2. Eclipse
  3. Safe
  4. Glue
  5. Distance
  6. Tell
  7. Snap
  8. Prelude
  9. Try
  10. Phase III
  11. Light #3
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