Spaccamombu

In The Kennel Vol. 2

2012 (Goat Man Records) | sperimentale

Ascoltando un disco simile ci si chiede: abbiamo oggi il tempo e l'attenzione che un album del genere richiede gli si dedichino? Poiché non contiene affatto musiche e parole di comune e facile fruizione. Tutt'altro. Nato tra l'11 e il 12 marzo del 2012, a Mondovì, in provincia di Cuneo, Spaccamombu riprende e (senza ombra di dubbio) amplifica l'idea avuta da quei simpatici ragazzi di Supernaturl Cat con il disco in comune Ufomammut/Lento, “Supernaturals Record One”, nell'anno 2007: un disco - non è sempre semplice dare definizioni - che assomiglia alla vostra collezione di dischi su Earache, Southern Lord e Neurot che si fondono in un incendio scoppiato in un caldo pomeriggio d'agosto in Ruanda. E vi assicuriamo che è vero, per la miseria.

Laddove si giocò quasi esclusivamente di sommatoria, seppure ben riuscita, qui si balla più una danza voodoo sotto il nume tutelare dei Black Widow. I Mombu, già si sa, sono la nuova creatura di Luca T. Mai, già sax-baritono negli Zu, e Antonio Zitarelli, martellatore dietro ai Neo. Suonano qualcosa simile al free-jazz portato in una tribù africana; un po' Art Ensamble of Chicago, un po' sezione ritmica degli Slipknot.
Paolo Spaccamonti è un discreto chitarrista d'avanguardia di Torino che suscitò un certo interesse nell'ambiente post-tutto nel 2009, grazie all'album “Undici Pezzi Facili” (ma un po' meno con il successivo “Buone Notizie”, del 2011). Dopo una serie di concerti fatti assieme, i tre hanno deciso di unire le loro sonorità in un'unica magica alchimia.

Spaccamombu, copertina tra le più brutte che si riesca a ricordare a parte, esplora le anime di tutti i partecipanti, declinandole verso una dimensione più completa e corale rispetto ai propri punti di partenza. Le tracce sono infatti sì materiche e spontanee, ma non perdono quell'atavica coesione che si crea abitualmente dall'unione di strumenti fatti per “suonare assieme”.
Spaccamonti trova finalmente una sua band "fisica" e i Mombu il loro figliol prodigo, nella misura in cui neanche gli Zu avevano una chitarra mentre i Neo sì. All'atto pratico ne viene fuori un disco monumentale, scisso tra tribalismi primordiali, come neanche i bei Sepultura dei tempi andati (“Ausfaiss”), e sludge-core ossessivo come potrebbe piacere a Buzz Osborne (“Altar Of Iommi”). A fare da collante, un po' di slowcore (“Idemortos”) e accenni di stoner tutt'altro che modaiolo (“Mountain Crashing Sound”).

Su tutte le tracce prevalgono i toni martellanti e morbosi, che qualcuno ha già definito post-doom, ovattati qui e lì da atmosfere vagamente aeree e interessanti dreamscape acidi à-la Sun Ra. Casomai, il pericolo è che la formula, ricordiamolo sviluppatasi in una sessione di due soli giorni (totalmente inedita per uno come Mai che da sempre ama sviscerare le sue composizioni sia con Zu che con Mombu), si riveli troppo ripetitiva. A questo, i partner in crime ovviano sapientemente limitando la durata dell'album.
Un'ottima intesa tra i tre, insomma, con mestiere (che non deve essere per forza letto con un'accezione negativa) ma anche con buona sensibilità artistica. Dal momento che online si trova poco e niente, fatevi un regalo: fatevelo portare da Babbo Natale.

(11/12/2012)

  • Tracklist
  1. Antro
  2. Idemortos
  3. Mountains Crashing Sound
  4. Assufais
  5. Altar Of Iommi


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