Stranglers

Giants

2012 (Edel) | pop-rock

Parlare degli Stranglers dopo la triste perdita di Cornwell negli anni Novanta è cercare di analizzare una band diversa. Ben diversa da "IV/Rattus Norvegicus", dal fondamentale "The Raven" e dal singolo "Golden Brown". Lontani anni luce.
La nuova carne che veste la storica band post-punk inglese fu ben riassunta nella loro opera del 2004,  quel "Norfolk Coast" che ci propose un progetto ormai orientato su stilemi fondamentalmente più pop-rock. Seguì di lì a poco "Suite XVI" (2006) che seguì schemi simili, accentuando l'uso di tastiere dal chiaro riferimento sixties/seventies - fatta eccezione per la più punk "Summat Outanowt". Oggi li ritroviamo coerenti alla linea che hanno tratteggiato, mantenendo un'attenzione sempre maggiore alle composizioni ma non risolvendo diversi problemi d'identità e di struttura, che rendono il tutto molto spesso sbilanciato.

Il muscolo cardiaco del disco è il trittico centrale "Freedom Is Insane"-"Giants"-"Lowlands", in cui echi loureediani si sommano a fraseggi acuti e giocosi di organo, capovolgendosi più volte, pur mantenendo una solida forma a metà strada tra il prog-rock dei 70 più leggero e un lato pop orientato ai Sessanta, per quanto rielaborato in maniera aperta e sfumata.
Appena usciti da questo recinto melodico cominciano però a sommarsi i dubbi. L'opener strumentale "Another Camden Afternoon", con il suo blues-rock stirato più volte, appiattisce sin da subito il mood dell'ascoltatore. I fraseggi di chitarra citazionistici di "Boom Boom" e "Time Was Once On My Side" - ormonalmente esaurita - danno l'impressione che gli Stranglers avessero solo un'idea sfumata dell'opera in sé e non una visione artistica omogenea. L'energia è molta, si cerca di trascendere il prevedibile senso di nostalgia di un passato ormai tramontato ma il risultato è un rosario di melodie dall'animo distaccato. L'episodio elettro-tango di "Adios (Tango)" ne è la grottesca conferma e ci porta di fronte a un'identità musicale vaga, cui va bene qualsiasi appiglio stilistico pur di cercare di comunicare.

In conclusione, seppure la qualità di certe composizioni possa dimostrare una mutazione in parte riuscita del suono degli Stranglers verso un classico stilema da rock band, il resto cede sotto un'analisi anche superficiale.
Un'opera fragile e senza una linearità concettuale ben definita; il risultato di una band dal passato forse troppo importante per riuscire a cambiare.

 



(15/04/2012)

  • Tracklist
  1. Another Camden Afternoon
  2. Freedom Is Insane
  3. Giants
  4. Lowlands
  5. Boom Boom
  6. My Fickle Resolve
  7. Time Was Once On My Side
  8. Mercury Rising
  9. Adios (Tango)
  10. 15 Steps


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