In un bar nei pressi di una palude, immerso in una coltre di fumo e dinanzi a una sparuta platea, Wymond Miles declina una plumbea atmosfera fatta di tragedie personali e barlumi di speranza. Mentre le note di "Strange Desire" continuano a diffondersi tutt'intorno il basso pulsa meccanico e le chitarre si immergono dentro acque torbide dove il blues corre spesso a risciacquarsi l'anima.
"Under The Pale Moon" è un disco molto intimo, ben ancorato a coordinate sonore piuttosto riconoscibili, per cui potreste imbattervi in miraggi di
Echo & The Bunnymen,
Nick Cave, dei
Cure e dei primissimi
U2. In questo mosaico di influenze e sfumature più o meno evidenti, più o meno sentite, Miles mette a nudo la propria anima con garbo e un discreto numero di brani rispettabili. Conteso tra dolenti ballate circolari ("Singing In The Ending", "Youth's Lonely Wilderness"),
garagismi in chiave
post-punk ("Run Like The Hunted"), sintesi di evanescenza e marzialità ("The Thirst"), cristallini barlumi di primavere andate ma mai dimenticate ("Lazarus Rising") e drammatici covi
noir ("Trapdoors And Ladders"), questo esordio, nato sotto la fioca luce di una pallida luna, potrebbe accompagnare con discrezione molte vostre inquietudini.