La tradizione “synthetica” italiana è stata nel tempo probabilmente più apprezzata all’estero che in patria, anche se poi la sua deviazione più commerciale, modellata da quella volpe di Claudio Cecchetto con le sue varie produzioni seconda metà 80 (Tipinifini, Via Verdi, Taffy, Sandy Marton ecc.), ha avuto un grande impatto anche nelle chart italiane.
E poi c’era quella italo-disco creata da nomi che in Italia, nella maggior parte, rimarranno di culto ma che oltreconfine saranno oggetto di fanatismo internazionale.
Prima che però il tutto divenisse appetibile per le piste e le classifiche radio/tv, il nostro paese aveva sviluppato un laboratorio artistico, collegato all’utilizzo del synth, che sposava prioritariamente atmosfere più scure, figlie di quel post-punk che nella prima metà degli Ottanta aveva affascinato tanti ragazzi con il suo mix di decadenza e nichilismo intimista.
Vengono quindi necessariamente documentate alcune proposte musicali che, nell’underground, furono le fondamenta per lo sviluppo dell’ars elettronica italiana.
A raccogliere interessanti brani dell’epoca, a cavallo tra il 1981 e il 1985, è Fred Ventura, prime mover milanese attivo dapprima in chiave post-punk con gli State Of Art, poi autore coldwave con gli Actor’s Studio, fino a divenire uno dei più apprezzati dj e produttori italo-disco mondiali.
La sua nuova operazione discografica è “Italia Synthetica”, compilation composta da vinile più cd, la cui scaletta prevede band che in quel periodo tessero una tela nera che poi si sarebbe agganciata alle strobo delle discoteche e al patinato di Deejay Television.
In questa raccolta troviamo veri e propri pezzi dark che evocano i Joy Division con i fiorentini Neon (“Lobotomy”), i New Order degli esordi con gli Actor’s Studio (“Dancing Alone”), il puro gothic con gli State Of Art. Un bell’esempio di coldwave è quella degli Ein-St-Ein con la loro glaciale “Varsavia”, e poi ci sono i primi vagiti disco dei N.O.I.A. , degli Oh Oh Art, dei Naif Orchestra (Giampiero e Giancarlo Bigazzi-Squallor) e degli Eurotunes, questi già presenti nella recente compilation “Ref. 907“, sempre pubblicata da Spittle.
Il lavoro poi contiene anche quattro tracce fino ad ora inedite di Der Blaue Reiter, Modo, Actor’s Studio e La Maison.
Questi suoni raccontano bene la storia degli 80, che non furono ancora quelli della “Milano da bere” e del luccichio socialista/craxiano, ma plumbei scenari di poco antecedenti e che evidenziano un periodo artistico sicuramente fulgido e propositivo, che i detrattori di quel decennio dovrebbero rivalutare o, quantomeno, riconsiderare.
19/05/2013