AA.VV. - The End Of Civilization

2013 (Mannequin)
kraut, minimal, synthwave

La fine della storia, un futuro orwelliano di continua riscrittura tecnologica e informatica. 
Un crogiuolo retro futurista in continua collisione interna, capace di ramificarsi su sconosciute linee neurali e lisergiche. Un organismo spazio-temporale che è naturale casa di un’etichetta come la romana Mannequin, in bilico sin dai suoi inizi fra culto e recupero del passato (ristampe eccellenti di Intelligence Dept., Chromagain, Sam Rosenthal, Las’crime) e ricerca nel presente di nuovi progetti, capaci di riportare l’estetica della Factory, della 4AD ai giorni nostri.


Quest'antologia, curata e seguita in ogni dettaglio (anche grafico) da Mushy (al secolo Valentina F. che appena lo scorso fine anno ci aveva donato uno splendido “Breathless”) e riesce nell’arduo compito di collegare nuovi prodromi della scena synth-darkwave senza rinunciare al lato più psichedelico, dilatato e talvolta spettrale che spesso ha accompagnato il percorso dell’artista.


Aprono i Police Des Moeurs, progetto canadese che già aveva lasciato diverse meritevoli composizioni per Visage Musique e in split con i Frank (Just Frank). Il suono è una drogata frenesia synth-pop; glaciali, nebbiosi e impalpabili versi poetici tradotti per computer Ibm rappresentano un’eleganza sensuale molto sottile e raffinata.
Ben diversa dalle scariche minimal noise degli ASSS di Portland, fragorosi testimoni di un'ingegneria elettronica violenta e tagliente, o dalla minimal wave isolazionista di The Circa Tapes e dai graziosi giochi liquidi dei Rosemary, che creano piccole apparizioni di fate tra cristalli di rugiada. 


In parallelo a questi sentieri divergenti, ne vengono segnati ancora di nuovi, come la darkwave sotterranea e magnifica dei Deathday, oppure quello che si può definire come un secondo volto dell’antologia. Un viso percorso da fitte nebbie e simbologie, una psichedelia ipnotica che attraversa l’epidermide tra melodie confuse e ritmiche lisergiche. È un microcosmo sorretto da progetti come The Strange Forces e The Murder Act, alfieri di uno spazio magnetico in continua espansione mentale, tra reminiscenze kraute, paesaggi desertici, violenza neurale e sogni caleidoscopici. 

Un percorso che apre e chiude nuovamente la maschera d’intima oscurità che ci siamo portati addosso fin’ora.

Un viaggio che si conclude tra le parole romantiche e nostalgiche di “Odd Funerals”, suonata da una Brandy St. John in bilico sempiterno tra pazzia e morte, tra amore e suicidio.

Un sigillo nero che dona un’ultima scintilla di poeticità umana a un disco cristallizzato in una bolla spazio-temporale, racchiuso tra splendidi algoritmi sonori, dentro l’estetica di un’epoca votata al futuro, alla trasformazione sintetica della vita umana.

Un’antologia da avere per partire alla scoperta delle tante buie ramificazioni musicali che ci presenta, servite su un piatto d’argento.

Tracklist

  1. Police Des Moeurs – Tout Ce Qui Te Fait Mal Te Fait Du Bien
  2. Asss – Clean Up
  3. Circa Tapes, The – Olane Dementia
  4. Teeel – Imperial
  5. Rosemary – Blind Myself
  6. Deathday – After Dark
  7. Phosphor (5) – Skull
  8. Murder Act, The – Rapture
  9. Strange Forces – Shizer In The Shadows
  10. Tablets – I Feel Uneasily Loved
  11. Long Wives, The – Odd Funerals

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