La Pentagram fu una delle etichette con la più breve durata della stora del rock, appena due anni, dal 1984 al 1985, nonostante fosse gestita da un grosso distrubutore indipendente come la Dutch East India Trading. Questa sfortunata label viene oggi ricordata soprattutto per aver dato alla luce il primo album dei Pentagram, antesignani a livello mondiale di tutta la scena doom-metal, sebbene non originalissimi, ma con le atmosfere macabre al punto giusto e una produzione del tutto casalinga. I Devil Childe erano un gruppo messo su estemporaneamente dal chitarrista Jack Starr (appena fuoriuscito dai Virgin Steele e che qui si ribattezza “Lucifer”) e dal batterista e cantante Joe Hasselbander (appunto dei Pentagram e che poi si unirà ai Raven), con l’aiuto dello sconosciuto bassista Ned Meloni (alias Anton Phibes), tanto per divertirsi un po’, con il beneplacito della Dutch East, che voleva in breve tempo un album accreditato a una fantomatica formazione di ispirazione (pseudo) satanica.
L’album omonimo, registrato in fretta e in furia in appena dodici ore e dalla durata complessiva di mezz’ora scarsa, uscì nel più fitto mistero nel 1984, divenendo in breve un oggetto da culto per diversi “aficionados” del metal più marcio e malato. Sarà per via della resistrazione e del missaggio spacca orecchie, sarà per i riff rozzi e sgraziati di Jack Starr (che qui supera anche il suo maestro Ted Nugent), sarà per la sguaiatezza sessista, volgare e un poco fascista di Hasselbander, ma tutto il disco gode di un magnetico fascino malsano.
Se i brani sulla prima facciata rifanno un poco il verso a King Diamond dei Mercyful Fate (la title track, “Rain Of Terror!!”, “Son Of A Witch!”), scadendo in sceneggiate sataniche involontariamente comiche, il bello si trova sulla seconda facciata, con il lungo assolo di batteria nella parte finale di “Repent Or Die!” (anche se Hasselbander non è certo John Bonham o Ian Paice) e negli ultimi tre brani (“Then The Shadow”, “Grave Robber” e “Beyond The Grave”), dove il metal si libera di ogni stereotipo e pare addirittura anticipare certo grunge/noise di marca Sub Pop e Amphetamine Reptile (si pensi ai Tad o ai Janitor Joe).
Il disco fu bistrattato all’epoca sia dai critici che dal pubblico (che trovava il disco appunto poco “metallaro”), questa è l’occasione buona per farne la conoscenza. La Minotauro/Markuee ha come al solito provveduto a fare le cose per il meglio, realizzando una graziosa confezione “papersleeve”. Non aspettatevi però una pulizia sonora. La registrazione e il missaggio sono quelli che sono e che erano all’epoca.
29/12/2013