Il quintetto laziale dei Droning Maud inizia la sua storia nella seconda metà dei 2000 con la partecipazione ad alcuni concorsi (tra cui le finali delle selezioni di Italia Wave Lazio del 2007), fino a incidere un Ep e un album, “The World Of Make Believe” (2008), dedito al revival new wave ancora in voga in quegli anni.
Scoperta dalla Seahorse di Paolo Messere, l’attitudine della band cambia drasticamente in “Our Secret Code”: altra produzione (elettronica), altra caratura, altra tecnica. La sonata chitarristica vagabondante di “Ghost” ne è prova sincera: molto sostenuta, quasi una jam libera; il canto appare assorto solo dopo due minuti e chiude la sonata. La metodica ricorda quella dei primi Lullaby For The Working Class.
Così via via il canto meditativo alla Doves di “Sun Jar” (e in misura minore nella più interlocutoria “Kill the Skyscraper”), che sfocia in un concerto appassionato di frammenti di voci e magia di distorsioni, senza alcuna traccia di ritornello, e nel picco di solennità di “Inside Out”, uno scandire le note di accompagnamento che rende allettante una ballata convenzionale, con una conclusione drammatica di montaggio di studio alla Bark Psychosis. Tarpata e interrotta troppo precocemente è invece la quasi-minimalista tamburellante figura di pianoforte di “Nimbus”, sempre più cromatica e sostenuta da un ritmo samba.
Forse un po’ troppo enfaticamente prodotta, “Now It Fades Now It’s Gone” genera il suo ritmo elettronico praticamente dal nulla, e a sua volta genera un motto fiabesco. Lontano dall’essere un semplice interludio, “I’m Not Sleeping” rinuncia al canto e si fa arte della variazione e dell’addizione, su pattern di batteria instancabile, a due passi dalla musica da film, e in “Oh Lord” le voci divengono solo echi attutiti da un valzer di brezze orchestrali delle tastiere.
Forte della produzione di Amaury Cambuzat degli Ulan Bator, qui particolarmente acuto nell’infondere, in alternanza, armonia e disfunzione, è un disco di riflessione che porta ogni brano - a parte i riempitivi e le scelte non azzeccate - dalla forma canzone a uno svolgimento che tende al suggestivo, all’incantato, anche allo svenevole ma con escavazione profonda. Missato allo studio Wax di Roma, masterizzato da Messere.