Ancora fresca dei consensi raccolti con lo split in compagnia di Lee Noble, la one-man band di Brian Pyle si ripresenta con un nuovo lavoro, ridotto nella durata (mezzora e poco più) e ambiguo nel contenuto. Oscurate per un attimo le visioni badalamentiane delle uscite più recenti, Pyle sembra ripiegare infatti su una forma drone-ambientale che, se per temperamento e immaginario richiama in maniera più che palese i lavori primi (il fondamentale “No Gps”), per veste stilistica si presenta molto più sofisticato e attento ai dettagli.
La lunga title track in particolare, che copre interamente il primo lato dell’Lp, è una seducente digressione tra droni scuri e impolverati e un’eleganza quasi cameristica, come sentire uno qualunque tra i lavori Miasmah rimaneggiato da Whittaker e Canty.
Il lato B propone invece “All That Remains Is Dark Sky”, che indugia su un dark-ambient più convenzionale e la raffinatissima “Something New Is Happening”, otto minuti tumidi di tensione insoluta, che ricapitolano il carattere delle due composizioni precedenti presentandosi allo stesso tempo come il numero più a fuoco del disco.
In definitiva “The Vastness” aggiunge poco a quanto già conoscevamo su Pyle, ascolto piacevole e mediamente inquieto, ma segnato da una evidente ombra di transitorietà. La sensazione, in effetti, è che per l’Ensemble “qualcosa di nuovo” stia celandosi minacciosamente dietro l’angolo.