Jim James

Regions Of Light And Sound Of God

2013 (ATO) | art-rock, songwriting

Dopo il tributo a George Harrison del 2009 e la collaborazione dell'anno scorso con il trio Farrar/Johnson/Parker, arriva anche per Jim James la volta del debutto solista. Un'incombenza che ha sempre pesato molto sulle schiene di personaggi già noti per i “miracoli” delle loro band – categoria quest'ultima in cui il leader dei My Morning Jacket rientra senz'alcun dubbio a pieno titolo. Grazie a ciò ma anche all'ottima promozione a livello internazionale, “Regions Of Light And Sound Of God” è riuscito a creare attorno a sé una dose elevatissima di aspettative – sì, possiamo chiamarlo hype – divenendo in breve tempo il primo, grande “caso” del 2013, in grado di dividere la critica fra chi lo ha già esaltato come un capolavoro e chi invece ne ha riscontrato l'elevata quantità di punti deboli.

La verità, come quasi sempre capita, sta probabilmente nel mezzo: quello che ci troviamo davanti è un album spontaneo, privo di artifici e compromessi. Poche novità sostanziali, ma pure nulla di veramente mai sentito. Tanto per cominciare, il disco gode - come di rado capita - dell'intrinseca caratteristica di saper mettere d'accordo le platee: si prendano gli ultimi My Morning Jacket, li si prosciughi della carica jam e li si racchiuda in una dimensione prettamente cantautorale. Si otterrà il Jim James solista, che risponde al millimetro alla differenza fra la band al completo e la band senza Blankeship, Hallahan, Broemel e Koster.
Nulla di nuovo all'orizzonte, dunque? Così può sembrare, almeno a primo ascolto. Eppure, “Regions Of Light And Sound Of God” si dimostra disco ingannevole, che nasconde fra melodie e forma-canzone una miriade di tratti somatici tutti da scoprire.

La figura del James cantautore esce da questo lavoro decisamente rinforzata, in grado di regalare una serie di gemme scomposte ai minimi termini: canzoni che sembrano semplici e immediate, ma che dispiegano la propria complessità e il proprio fascino di ascolto in ascolto. È il caso dell'ouverture minimalista di “State Of The Art (A.E.I.O.U.)”, in cui l'amore per Wyatt fuoriesce in maniera siderale, ma anche della splendida “Dear One”, dell'onirico strumentale “Exploding”, dell'intensissima “All Is Forgotten” e della conclusiva “God's Love To Deliver”.
Brani pregni di una poetica soffusa, crepuscolare, che portano l'istrionismo già proprio dei My Morning Jacket ad amalgamarsi con dolcezza ora al blues e ora all'orchestra, passando per flebili tracce folk e clima cinematografico. Sono questi i punti cardinali di un disco tutto sommato breve, che non perde d'intensità nemmeno negli episodi più scarni, come il proto-soul del singolo “Know Til Now” o l'epico-romantica “Actress”.

Cosa manca, dunque, a quest'album per essere il capolavoro che molti conclamano? Un filo conduttore, un trait d'union fra i brani che pure James sembra essersi sforzato incredibilmente di cercare. Non bastano un concept incentrato su una novella di Lynd Ward – dalla quale l'album prende anche il titolo – né la (riuscita) scomposizione della matassa sonora propria dei My Morning Jacket: il Jim James cantautore ha dalla sua talento e creatività, ma deve probabilmente fare ancora i conti con l'esperienza.
Così il disco regge la sua ossatura sull'istrionismo, quello stesso che a primo impatto può affascinare e far sognare il capolavoro o sconvolgere fino a provocare reazioni contrariate: quello stesso che, ancora, accontenterà i fan e sazierà l'hype. All'ascoltatore attento, invece, “Regions Of Light And Sound Of God” risulterà per quel che è dietro la maschera: un ottimo album di belle canzoni, immediate solo all'apparenza, piene di tesori da scoprire, disunite e (troppo) spesso difficilmente conciliabili in uno stesso contenitore. A conti fatti, buona la prima.

(19/02/2013)

  • Tracklist
  1. State Of Art (A.E.I.O.U.)
  2. Know Til Now
  3. Dear One
  4. A New Life
  5. Exploding
  6. Of The Mother Again
  7. Actress
  8. All Is Forgotten
  9. God's Love To Deliver


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