Ivo Perelman, Joe Morris & Balazs Pandi - One

2013 (RareNoise)
free jazz

La RareNoise è divenuta in questi ultimi anni un punto di riferimento per i cultori delle musiche di confine, intendendo il campo delimitato quello del free-punk-improjazz. Le dinamiche, lo sviluppo di questa porzione della più ampia matassa musicale è ragion d’essere per l’etichetta. Come dire, il nome coincide con l’approccio.
Slobber Pup, uno dei combo “di casa”, è formato dal magiaro Balàzs, propulsore ritmico e garante dell’asimmetria musicale dei componimenti, assistito da Joe Morris con i suoi funambolismi elettrici, che pare suonare due e non una sola chitarra. Visti all’opera durante un concerto sono stati contattati e convinti dal sanpaulino Ivo Perelman - cacofonicamente virtuoso del sassofono tenore - a suonare insieme a partire dal quell'indefinibile marasma prodotto dal duo in "Black Aces".

Sei i pezzi del loro lavoro. Dai diciassette minuti dell’ultimo “Stigma”, infinito, con un suono da coazione a ripetere, come se i Tangerine Dream fossero stati morsi da una tarantola, il cui veleno trasforma i loop elettronici in sferzate elettriche. "Freedom", l’apertura, taglia l’aria: un sassofono irrefrenabile le cui sonorità corrono in parallelo e senza mai accavallarsi, con i deragliamenti ritmici di Pandi e le arguzie chitarristiche di Morris à-la Re Cremisi. Segue, con una netta cesura, "What Love Can Lead To", jazz da antologia alla Coltrane - quello più psichedelicamente indiano - che si scontra con le dilatazioni farraginose dei Massacre di Fred Frith. L’incipit di "Remember What Never Existed" è il prodotto di hard-bop scomposto che vira verso le telluriche sperimentazioni di casa Tzadik. "Universal Truth", poi, è la giusta preparazione alla chiusura di "Stigma", con una disomogenea partitura che pare sempre assestarsi per ripiombare nella più libera interpretazione delle note: Glenn Branca e la no-wave sono il grande racconto musicale alla base.

"One" è un disco dove dogmi e ordine formale sono continuamente buggerati, sbeffeggiati in virtù del sacro furore iconoclasta della sperimentazione tra i generi, della commistione di stili, urla e stridori. Assemblando rumori e dissonanze al limite del sopportabile.
Vi è un continuo incalzare nei confronti dalla pax musicale. Si passa repentinamente da una rarefatta e irreale stasi a un assalto musicale con le note letteralmente stritolate dalla virulenza dei suoni prodotti. Un fragore strumentale talvolta grind e subito dopo carezzevole, con continui cambi di tempo (e di umore) da lasciare stupiti.
D’altro canto, l’incontro, o meglio lo scontro, di tre personalità, di tre profili musicali tanto diversi quanto affini rispetto all’idea di caos concreto non poteva che produrre un lavoro di tale omogeneo disordine.

Tracklist

  1. Freedom 
  2. What Love Can Lead To 
  3. To Remember What Never Existed 
  4. One 
  5. Universal Truth 
  6. Stigma