Pusha T

My Name Is My Name

2013 (Good Music/ Def Jam) | hip-hop, pop-hop, gangsta rap

Accompagnato da un’ambivalente mitologia di rapper di grande talento e di inafferrabile piccolo re del giro della droga (come ostenta il suo street name), Terence Thornton alias Pusha T approda così a 36 anni (pericolosamente vissuti, of course) all’atteso debutto come solista, dopo una ventennale carriera che comprende la storica militanza nel duo Clipse (con il fratello, voglio dire proprio il fratello: Gene “No Malice” Thornton), il progetto allargato Re-Up Gang e un più recente prestigioso contratto con la GOOD Music di Kanye West per cui pubblica una teoria di Ep e mixtape a suo nome (l’ultimo “Wrath Of Caine” uscito a metà 2013), un po’ discontinui ma non privi di singoli momenti folgoranti. E l’attesa viene sostanzialmente ripagata, “My Name Is My Name” conferma ciò che d’interessante le precedenti prove avevano messo in luce, proiettando il tutto su una scala di valori di produzione sensibilmente più alta, e denota una maggiore coesione nella costruzione del concept.

La trama audiovisiva dell’album, infatti, mantiene le promesse del titolo: modellato dall’impronta inconfondibile, anche se non invadente, di West (in primo luogo) e di Pharrell Williams (più le collaborazioni eccellenti di maestri come The Dream, Nottz e Swizz Beatz), il rappin’ di Pusha T, ora felpato ora velenoso, sciorina tutto il repertorio autobiografico o “liberamente ispirato a” del rapper di successo con un passato di violenza (non ancora) alle spalle, dove edonismo “machista”, culto cinico e smodato della (propria) personalità, iperrealismo nella descrizione minuziosa del ciclo ineluttabile del crimine e del denaro (con un’ambiguità di fondo che sfocia, a tratti, nell’apologia) si alternano a brevi squarci di una più insondabile e tormentata autoanalisi.
Il tema, va da sé, è un po’ risaputo ma messo in scena con innegabile abilità e sostenuto da una panoplia di soluzioni musicali, che raggiungono quasi sempre il bersaglio. L’apertura, di grande effetto, è affidata a “King Push”, brano sofisticato e barocco nei dettagli, anche se compresso nella durata, dove si sente la mano di West (anche nella ritmica irregolare e frammentata) e alla più cupa e desaturata “Numbers On The Boards” che richiama l’hardcore stridente e modernista di “Who I Am”, esaltando l’interpretazione eclettica di Thornton che sa farsi all’occorrenza secca e senza fronzoli.

Altrove, invece, prevalgono tonalità più languide e melodiche come nel pop-hop spettrale e malinconico dell’ottima “Sweet Seranade” sottolineato dal perfetto inciso di Chris Brown, nell’elegante patina gangsta di “Hold On” (dove troviamo un Rick Ross più misurato del solito), nello spleen plastico e introverso che il tocco magico di The Dream dona all’elegiaca “40 Acres”, nell’autotune caricaturale che spezza, nel ritornello, il beat incalzante e percussivo di “Pain”, nell’r&b confidenziale di Kelly Rowland per la più stereotipata “Let Me Love You”.
C’è spazio anche per un po’ di dancefloor: quello ultraminimalista di Pharrell per “Suicide”, tutto riverberi elettronici stilizzati da videogame, e quello più bombastico e da club di “No Regrets”. Né si registrano cedimenti nel finale dove, anzi, Pusha T spalleggiato dai due produttori più influenti ci regala un altro paio di perle: “Nosetalgia” confezionata da West (e Nottz) per la partecipazione speciale di Kendrick Lamar, con giri concentrici di tom e tamburi e un lick di chitarra psych-blues scolpito a loop e il suggestivo cantato afro-soul anni 70 di Pharrell, che fa da tema principale per l’altrettanto riuscita “S.N.I.T.C.H.”.

Tirando le somme, un esordio positivo che compensa con la buona qualità dei brani e il rude e ambiguo fascino del suo interprete principale ciò che difetta in originalità, lanciando un personaggio che sembra destinato ad affermarsi in misura sempre più ampia, lui che proviene dalla oldschool, nel panorama neo-gangsta (ridisegnato negli ultimi anni da Kanye e soci) degli anni a venire.

(29/12/2013)

  • Tracklist
  1. King Push
  2. Numbers On The Boards
  3. Sweet Seranade
  4. Hold On
  5. Suicide
  6. 40 Acres
  7. No Regrets
  8. Let Me Love
  9. Who I Am
  10. Nosetalgia
  11. Pain
  12. S.N.I.T.C.H.
Pusha T su OndaRock
Recensioni

PUSHA T

Daytona

(2018 - Good)
Una grande prova di mezza età per il rapper del Bronx

News
Pusha T on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.