Todd Rundgren

State

2013 (Cherry Red - Esoteric Recordings) | alt-pop

L’edicolante di fiducia lo vede sempre, ogni santa mattina, corricchiare in tuta da ginnastica e scarpette mai troppo usurate, intento a fischiettare qualche motivo beneaugurante, magari quella “Gonna Fly Now” che rese celebre in un batter di ciglia Philadelphia e circondari vari. Todd Rundgren, da Upper Darby, Pennsylvania è un lavoratore indefesso, un po’ il Rocky del pop, ma rispetto allo stallone italiano cambia sovente tragitto, così, quando raggiunge il Museum Of Art e percorre in apnea gli ultimi scalini, è raro scorgere qualche bambino che ne abbia seguito le peregrinazioni. Non ha tempo per le celebrazioni, Mr Wizard preferisce disquisire con il fruttivendolo sotto casa; l’altro giorno pare che gli abbia confidato il vero segreto della musica moderna: il decadimento del “Quality Time”, cominciato quando la Sony ebbe l’idea di inventarsi il walkman; per molti creatori/consumatori uno dei sintomi del decadimento artisitico-sociale, per Todd l’ennesima opportunità di riformulare le proprie teorie, difficilmente racchiudibili in un semplice tomo: dal garage mutante dei Nazz al prog-hard-rock saltellante degli Utopia, passando per una produzione gestita completamente en solitaire a coltivare un orto di melodie, talmente vasto che neanche lui ne conosce i confini. Senza dimenticare l’estrema generosità elargita a colleghi, chi a corto di idee, chi troppo acerbo per poterne ancora codificarne i contorni, chi ansioso di percorrere strade inedite. In ogni caso c’è sempre stato Todd, il Mozart di Philadelphia.

“State” è l’ennesima dichiarazione d’intenti di un Rundgren mai domo, sempre fine melodista, costantemente alla ricerca di un nuovo traguardo, votato all’eterogeneità seppur incorniciata in un discorso omogeneo, ovvero, come non di raro gli è capitato in un passato prossimo, un’elettronica super sintetica, a un primo ascolto opprimente, quasi ottusa, anche naif. Verrebbe da aggiungere infantile, a giustificare l’immagine di copertina, che lo ritrae in primo piano mascherato da un paio di occhialoni rubati dal trovarobato di qualche film fantascientifico di terza categoria. Ah, l’ironia, la voglia di stupire prima di tutto se stessi. E poi gli altri: subito gli otto minuti di “Immagination”, sorta di studio sulla ballad arrancante, dall’andatura sonnolenta, squarciata da urla incavolate accompagnate da rasoiate di chitarra, inconclusa ma non certo inconcludente. Si avverte sin dal principio un senso di relax, nonostante la metà dei brani sembri provenire da spartiti dance anni 80, stile Yello, quindi strambi e incalzanti, ma sempre arricchiti da uno spunto pop gustoso e divertente: “Angry Bird”, come un Adrian Belew che si diverte a scrivere un accompagnamento musicale per “Space Invaders”, o “Collide-A-Scope”, dove si enumerano una serie di azioni tra loro contrastanti, sfruttando un passo ritmico che spinge e subito dopo respinge; o come quando, in “Party Liquor”, ironizza sulle proprie più lontane fortune artistiche, scaraventandole all’interno di una delle prime discoteche techno-rave, con tanto di finte urla da folla festante e poca lucida e lui, travestito da dj, che grida put the hands up in the air. E mentre prova a rintracciare il segreto del successo nell’orifizio più in vista… there’s “Somenthing In My Mouth” (for you), viene da pensare a Thomas Dolby e a cosa avrebbe partorito una collaborazione tra Rundgren e i Prefab Sprout dopo la rissa più che sfiorata con gli Xtc.

E per quelli che non si saziano facilmente, il Nostro offre pure una deluxe edition contenente sprazzi illuminatissimi di un concerto registrato ad Amsterdam lo scorso novembre, dove rilegge, con l’ausilio della Metropole Orchestra, in stile zappiano periodo “The Best Band You Never Heard”, memorie passate ma mai dimenticate: gli Utopia (“Anoter Life”), pagine strappate da “Something/Anithing” ("Hello It’s Me"), strumentali da stregone buono (“Flamingo”), recenti insolenze che richiamano vecchi discepoli come i Tubes (“Fascist Christ”), la proverbiale capacità di servirsi del soul per scrivere immaginarie colonne sonore per immaginarie sit-com televisive (“We Got to Get You a Woman”). Chi ha voglia ne goda e si diverta, lui è già fuggito. Voci di quartiere lo danno ormai prossimo alla risoluzione del nuovo caso: la trasmissione della musica per via telepatica.

(19/05/2013)

  • Tracklist

Cd 1

  1. Imagination
  2. Serious
  3. In My Mouth
  4. Ping Me
  5. Angry Bird
  6. Smoke
  7. Collide-a-Scope 
  8. Something from Nothing
  9.  Party Liquor
  10. Sir Reality

 

Cd 2: Live with the Metropole Orchestra, November 11, 2012

 

  1. Another Life
  2. Hello It’s Me
  3. Pretending to Care
  4. Flamingo - Frogs
  5. If I Have to Be Alone
  6. Love in Disguise 
  7. Love Science 
  8. Mammon
  9. Fascist Christ
  10. We Gotta Get You a Woman
  11. Bag Lady
  12. Can We Still Be Friends
  13. Fade Away
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