Borghesia

And Man Created God

2014 (Metropolis) | rock elettronico

La scena industriale-wave-elettronica degli anni 80 ha avuto da Lubiana, Slovenia, due dei gruppi più importanti nel campo appartenenti alla ex-Jugoslavia: i Laibach – pubblicati in Europa da Mute Records e Cherry Red – e i Borghesia – che arrivarono a pubblicare per la Play It Again Sam (Pias), assieme alla Wax Trax!, una delle etichette Usa più importanti in ambito electro-wave.

I secondi, pur avendo tutte le carte in regola, non ebbero successo a lungo con il loro post-punk elettronico freddo e asettico, influenzato dalla new wave, dalla disco-music e dalle colonne sonore (grazie al loro retaggio di teatro d’avanguardia). Passarono in breve tempo a rendere più accattivante e sempre più elettronico il proprio suono, avvicinandosi decisamente alla crescente scena Ebm, soprattutto con dischi come “No Hope No Fear” e “Resistance”. A ciò si aggiunge un retroscena decisamente torbido, con frequenti richiami al sesso esplicito, all’omosessualità maschile, nonché alle periferie degradate dell’Est Europa che compaiono nei loro video (raccolti  sotto il nome di “Triumph Of The Desire”, facendo il verso al celebre documentario nazista link1 - link2). Già il loro estremismo si andò sciogliendo con gli ultimi lavori: “Dreamers In Colours”, di fruizione molto più facile, e “Pro Choice”, dove si tornava alle sonorizzazioni di video. E questo prima della guerra civile che investì il sud del paese, spezzandolo; dopo ciò sprofondarono presto nell'oblio, anche a causa della scarsità delle copie in circolazione dei loro dischi più famosi (per non parlare dell'assoluta introvabilità delle primissime prove originali).
 
Si arriva dunque a qualche anno fa quando uscì la succitata antologia, e poco dopo le attesissime ristampe da parte della Dark Entries dei primi lavori, mentre oggi esce questo nuovo “And Man Created God”, a ben 19 anni di distanza dall’ultimo lavoro, e che segue di poco l'ultimo disco dei loro connazionali Laibach, “Spectre”. E come nel caso di quest'ultimi la domanda che sorge spontanea è: quanto è rimasto di questo retaggio così importante? A malincuore dobbiamo ammettere: ben poco; anche se per fortuna il disco in questione ha molti altri lati positivi: quello che spicca subito, ad esempio, è la vena melodica, essenzialmente nelle linee vocali e nei cori, che sono di primissimo ordine, accompagnando canzoni che spaziano dal dub nell'iniziale “We Don't Believe You”, al rock sintetico di “C'est la Guerre”, fino a “Para Todos Todo”, con la sua atmosfera messicana non priva di una sottile angoscia – la stessa che attanaglia il popolo colpito dal suo stesso governo - o addirittura cenni di Balcani e Macedonia di “Profit, Power, Lies” o orientalismi e collage in “My Life Is My Message”.
 
Inoltre esistono altri punti di contatto con il succitato “Spectre” dei Laibach, tra cui l'uso in alternanza della voce femminile e certi ritmi molto tirati (come in “194” e “Too Much Is Not Enough”), la netta pulizia di produzione, i temi sociali marcatamente anti-capitalisti (già presenti in embrione nel vecchio album “Resistance”), ma per fortuna mancano molte volgarizzazioni che rendono “Spectre” decisamente meno digeribile.
Purtroppo non si possono non sottolineare anche i lati negativi, tra cui un'eccessiva disomogeneità del tutto - come ad esempio i sarcastici languori hawaiani di “Buy Baby Buy” infilati a forza nell'insieme, la lunghissima declamazione quasi rap pro-Palestina sotto un ritmo serrato da discoteca (politica a parte, il dubbio viene da tale incerta commistione) e un pezzo sinceramente inutile. ossia la finale “Shoot At The Clock!”. A tutto ciò si può aggiungere la perdita del timbro territoriale di un tempo, che li inquadrava fortemente, a favore della evidente necessità di internazionalizzarsi in un mondo dove anche la contestazione deve diventare globalizzata.
 
C'è da dire la verità: un lavoro di questo tipo difficilmente avrebbe avuto grande visibilità in un mercato alternativo così saturo, se non fosse stato per il nome del gruppo e del suo passato. Quindi un certo tradimento di fondo c'è. D'altro canto chi non teme un disco così vario potrà apprezzare un lavoro di rock elettronico non perfetto ma ben curato e pieno di motivi che agganciano al primo ascolto.

(16/08/2014)

  • Tracklist
  1. We don’t believe you
  2. C’est la Guerre
  3. My Life is My Message
  4. Kaufen macht frei – Buy Baby Buy
  5. 194
  6. Profit, Power and Lies
  7. Para Todos Todo
  8. Too much is not enough
  9. Shoot at the Clock!
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