Non è stata una
reunion estemporanea, si vede, se i
Clap Your Hands Say Yeah tornano con un nuovo disco dopo l’abbandono di due dei suoi membri, spingendosi inoltre fino a distribuirlo autonomamente, perlomeno nel Nord America.
Il lieve cambio di
sound, qui più aereo e sintetico e meno chitarristico che in passato, diventa così inevitabile, facendo assomigliare questo “Only Run” a un misto tra degli
Antlers meno a fuoco e dei
National senza i fratelli Dessner.
È invece il cameo di Matt Berninger in “Coming Down” a rappresentare il fiore all’occhiello dell’album, per il resto testimonianza di un cantautore,
Alec Ounsworth, alla ricerca ormai da tempo infruttuosa di un’impossibile maturità, laddove il fascino maggiore dell’esordio della sua band stava nella carica esistenziale della sua imperfezione, soprattutto nelle interpretazioni del suo
frontman.
In “Only Run” fanno da padroni, invece, una scrittura e un tono decisamente appesantiti (“As Always”, “Coming Down”); un senso di grevità amplificato da arrangiamenti insipidamente
cool (“Beyond Illusion” alle soglie dell’electro-pop, “Little Memories” abbondantemente oltre).
“I miss the confort of being insane”, canta Ounsworth in “Your Advice”, e la frase assume, a valle dell’ascolto di “Only Run” e del declino artistico dei CYHSY, almeno un altro significato.