A un anno di distanza da “Burst Apart“, diretto successore e “riduttore” delle paranoie post-rock di “Hospice“, gli Antlers di Pete Silberman rilasciano un Ep, “Undersea”, che suona come un’appendice sofisticata, una bozza di transizione dei due album lunghi.
Le buone intenzioni del combo sono rovinate da una resa infelice dei quattro brani in scaletta. La magia nelle armonie di “Drift Drive” – un ralenti cocktail-lounge che rimanda ai Blue Nile – non ha una giusta interazione col canto di Silberman. L’ambiziosa “Endless Ladder” finisce per suonare quasi come l’opposto delle pièce allungate di “Hospice”, un quieto brulicare di organismi elettronici a medio volume, su passo trip-hop. Il miglior arrangiamento è piuttosto quello di “Zelda”, con tanto di linea fatalista di chitarra à-la Chris Isaak e involto di suoni ipertecnologici. L’ammiccamento al noir di “Crest” è l’unico vero lascito al rock onirico, per questo turno.
Distribuito e prodotto in tandem (Anti e Transgressive), annunciato con verve megalomane con tanto di mini-sito ufficiale, scritto con sempre più convinzione dalla band intera. E’ sbagliato il quinto lascito del terzetto di Brooklyn (in teoria il quarto Ep, ma allungato, da cui è stato estratto anche “Drift Drive” come singolo) e il problema è d’impostazione. Perché tanto narcisismo nelle rifiniture se il canto del frontman suona così giustapposto? Suoni senza nerbo per una svolta futuribile, quasi fantascientifica. Ma più un punto morto. Anche il titolo, il concept (sempre se esiste) è di maniera, se non proprio fuori fuoco. Disponibile anche su vinile 12”.
06/08/2012
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