Emma Tricca

Relic

2014 (Finders keepers) | folk, alternative songwriting

L’esordio di Emma Tricca del 2009, “Minor White”, aveva già messo in evidenza una personalità forte e uno stile personale e ben definito: folk, blues e jazz venivano affidati a una voce che vibrava come una porcellana prima di frantumarsi nel vuoto, il tutto appena circondato da suoni tanto essenziali quanto preziosi.
Il secondo album, “Relic”, non solo ridisegna la sua calibratura artistica, ma mostra curiose ibridazioni stilistiche che lo rendono non solo pregevole ma oltremodo originale.

La definizione folk sta decisamente stretta: l'attitudine barocca di John Renbourn, col quale la Tricca ha condiviso il palco in un’entusiasmante tourneé), la devozione alla stagione d’oro del Greenwich Village (Joni Mitchell, Phil Ochs e Bob Dylan in particolare), il blues di Odetta (che ispirò Mr. Zimmerman), e le citazioni di Morricone e altri maestri delle colonne sonore made in Italy danno vita a un suono ricco di mistero.
Carwyn Ellis dei Colorama è l’architetto e produttore di questa inedita mistura stilistica, ed è proprio grazie all’attenzione al dettaglio e alla sfumatura che “Relic” conserva il suo fascino alieno, nonché quella imprevedibilità che trasforma le confortevoli trame di “All The Pretty Flowers” in un inatteso folk-noir più vicino alle suggestioni di Joanna Newsom, e che regala alla superba melodia di “The Painter” i contorni di una gothic-movie alla Dario Argento con organo e piano in tenebrosa evidenza.

È un folk autunnale quello di Emma Tricca, ma privo di uno sbocco sicuro verso la luce o all’avvicendarsi delle stagioni, sottolineato da un grigiore che fiati e synth descrivono abilmente con un jazz surreale nella splendida “Distant Screen” e poi elevano verso l’esoterico nella delicata e limpida “November At My Door”. Nel raccontare di amori e abbandoni, le canzoni della musicista sconfinano nella canzone d’autore francese nella delicata “Sunday Reverie”, mentre i ricordi d’infanzia rubano piccoli accenni armonici alla tradizione mediterranea in “Coffee Time”.
Si tratta insomma di un album oltremodo atipico: gli elementi lirici sono inclusi in strutture quasi cinematiche, costruendo una colonna sonora che trasforma il folk in una sceneggiatura perfetta per la voce di Emma Tricca, tra spettrali accordi di chitarra (“Golden Chimes”), spunti barocchi (“Sunday Reveire”) e cantilene (“Take Me Away”) che si adagiano tra le braccia del tempo e dei silenzi.

Superando le comunque rosee previsioni, “Relic” non è solo una semplice conferma di talento, ma un’ennesima rivelazione di una statura artistica che non può essere più relegata al ruolo di contorno della scena discografica contemporanea: un amore a prima vista che rischia di trasformarsi in una meravigliosa ossessione.

(08/12/2014)



  • Tracklist
  1. Golden Chimes (Intro)
  2. Sunday Reverie
  3. Coffee Time
  4. November At My Door
  5. All The Pretty Flowers
  6. The Painter
  7. Distant Screen
  8. Take Me Away
  9. Drunken Conclusions
  10. Golden Chimes (Relic)
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